Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1929, XXVII.djvu/445


IL FINTO PRINCIPE 437
Alfin vi servirò:

Con le mie proprie man v’ammazzerò. (finge ferirla
Lindora. Ahimè, che mal v’ho fatto,
Che morta mi volete?
Crocco. Ah, ah, pentita siete.
Il vostro gran dolore inver si vede:
Quanto è pazzo quell’uom che a donna crede.
  Vagabonda pellegrina.
  Nel variar clima e paese,
  Addolcir sa l’Alemano,
  Divertirsi col Francese,
  E dar spasso all’Italiano.
  Con quel dire languidetta:
  Meiner schene corsomerdiner1.
  E con questo assai più fina:
  D’une pauvre fille honteuse
  Ah mon cher, ajè2 pitié.
  Con quell’altro: Bel visetto3,
  Questo cor vi donerò:
  Il mio caro coccoletto,
  Non mi fate più penar.
  E alle donne voi credete?
  Cari matti, nol sapete?
  Hanno l’arte d’ingannar. (parte

SCENA IX.

Lindora sola.

Lindora. Dica ciò che ei vuol dir, poco m’importa

Del gracchiar di costui: sarei ben pazza,
Se uccider mi volessi
Per un che più non vive.

  1. Così nelle edizioni Fenzo (1749), Tevernin (1753)’e in altre. Nelle ristampe Guibert e Orgeas di Torino (1777) e Zatta di Venezia (1794) leggesi: cors meinher.
  2. Così in tutte le stampe del settecento.
  3. Le edd. Tevernin, Zatta ecc. stampano: Con quell’altro bel visetto.