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394 ATTO SECONDO
Cornelio. Potrei, ma se mi riesce

Di prenderlo in parola,
L’autorità non tengo
Di stringere il contratto.
Venite meco.
Filiberto.   No, Cornelio caro,
Non fate che il piacer mi riesca amaro.
Fate voi, fate voi.
Cornelio.   Datemi almanco,
Sottoscritto da voi, un foglio bianco.
Filiberto. Fin questo si può fare;
Del resto tutto a voi lascio l’imbroglio.
Cornelio. Eccovi il calamar, la penna e il foglio.
(tira fuori tutto di tasca
Filiberto. Filiberto Tacconi: (scrive
Affermo quanto sopra si contiene.
Basta così?
Cornelio.   Va bene. (prende il foglio
Filiberto. S’io presto non finiva,
Di testa mi veniva un giramento.
Cornelio. Davvero?
Filiberto.   La fatica è un gran tormento.
Cornelio. Or via, siete spicciato;
Domani voi sarete consolato.
  Con questo foglio in mano
  Farò l’aggiustamento.
  (Ma lo farò per me).
  Vedrete chi son io;
  D’un galantuom par mio
  Non s’ha da dubitar.
  La vostra ricca entrata,
  La vostra sposa bella
  Difendervi saprò.
  (Ma presto questa e quella
  Gli voglio sgraffignar).