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IL NEGLIGENTE 379
  Misero! non son io

  Felice? e chi mel niega?
  Che più bramar degg’io,
  Più desiar non sonota.

SCENA VII.

Altra camera nella stessa casa.

Aurelia e Cornelio.

Aurelia. Sì, sì, Cornelio mio,

Amami di buon cor, che t’amo anch’io.
Cornelio. Circa all’amor, mia cara,
Non v’è niente che dir. Siamo felici.
Io voglio bene a te. Ma il punto sta,
Che tu dote non hai,
Che io poderi non ho, non ho mestiere;
E non vorrei che avesse
Il gusto dell’amor presto a finire,
E ci avessimo poi, cara, a pentire.
Aurelia. Per questo è, ch’io procuro
Allettar co’ miei vezzi
Il signor Filiberto,
Il quale, incatenato
Da quell’arti che a lui poco son note,
Mi vorrà bene, e mi farà la dote.
Cornelio. Io per un’altra strada
Tento la nostra sorte.
Ti è nota quella lite
Che contro Filiberto
Mossa ha il Conte?

1

  1. Questa infelice arietta (segnata nel testo con l’asterisco), della quale ho corretto la punteggiatura, si legge nell’ed. Fenzo, ma forse fu attinta da un altro autore, com’era uso. e fu così mutata nell’ed. di Bologna: "Sento l’affanno anch’io. — Che mi trafigge il core. — Ma questo affanno mio — Non so spiegar ancor. — Vado al mio bene accanto — A ragionar d’amore. — E di speranza il vanto — Si desta nel mio cor ". Nella ed. Tevernin e nelle ristampe successive, compresa l’ed. Zatta, l’aria fu soppressa.