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ARISTIDE 27
La vita del servir troppo è stentata,

Non conferisce a gente maritata.
Carino. Ma come viveremo?
Bellide.   Oh che ignorante!
D’una donna industriosa sei marito,
E puoi temere che ci manchi il vito1?

SCENA VI2.

XERSE, Guardie e detti.

Xerse. Olà.

Carino.   Bellide, aiuto.
Xerse. Dimmi, recasti il foglio?
Carino. Signor sì, signor no. (Che brutto imbroglio!)
Xerse. Ad Arsinoe, fellon, non l’hai recato?
Carino. Dirò la verità: mi fu rubbato.
Xerse. Servo indegno, morrai. Tosto uccidete,
Miei custodi, il ribaldo.
Carino.   Aimè meschino!
Bellide. Temerari, insolenti,
Se alcuno farà oltraggio al mio consorte,
Saprò con le mie man darvi la morte.

SCENA ULTIMA.

Arsinoe, Carino e detti; poi Aristide.

Arsinoe. Sire, pietà.

Carino.   Signore,
Costei resiste ardita,
E superba t’oltraggia e ti disprezza.
Arsinoe. Difendo l’onor mio.

  1. Così il testo, per la rima.
  2. Sc. X nell’ed. Valvasense.