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326 ATTO SECONDO
Fabrizio. Dunque dovrò star senza?

Giacinto. Voi dovete soffrire.
Foresto.   E aver pazienza.
Fabrizio. (Maledetti! Mi mangiano le coste,
E penar mi conviene.
Or sì che i miei denar li spendo bene!)
Conte. Dall’Arcadico trono,
A cui per vostro dono io son alzato,
Due comandi vi do tutti in un fiato.
Primo: ciascuna ninfa
Scelga il pastor, di tutti alla presenza,
Ma non vuò che Fabrizio resti senza.
Secondo: quel pastor che sarà eletto,
Con qualche regaletto
Riconosca la ninfa,
E lei, com’è il dovere,
Del regalo disponga a suo piacere.
Fabrizio. Bravo! bravo! vi lodo.
Rosanna. D’un tal comando io godo;
Potrò senza riguardi
Il mio genio svelar.
Giacinto.   (Già mia voi siete). (piano a Rosanna
Rosanna. Deh lasciate che io finga, e non temete.
(piano a Giacinto
Fabrizio. Lasciatela parlar. (a Giacinto
Rosanna.   Se mi concede
Il sospirato onore,
Sarà il signor Fabrizio il mio pastore.
Fabrizio. Evviva, evviva. Ah! che ne dite? Oh cara!
Che gioia! che diletto!
Per la mia pastorella io già vi accetto.
Laura. Piano, piano di grazia, padron mio,
Che ci pretendo anch’io.
Or che non v’è riparo,
La maschera mi levo, e parlo chiaro.