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BERTOLDO 237
Re. Bell’amor!

Erminio.   Bella fè!
Re.   Che bell’amarsi
Senza il morso crudel di gelosia!
Aurelia. Non vuò la pace mia
Coi sospetti turbar.
Regina.   Sì, sì, godiamo,
Tutti fè, tutti amor, tutti costanza,
Lontani ormai dalla odierna usanza.
Erminio. Siete forse gelosa?
Regina.   Io non so dirlo,
Io non giungo a capirlo;
Ma se meno mi amasse il caro sposo,
Giustamente il mio cor saria geloso.
Tanti provai tormenti,
Pria di trovarmi al caro laccio unita,
Che alfin pietoso amore
Non vorrà incrudelir contro il mio core.
  Bastan gli affanni miei,
  Basta la pena mia,
  Senza che un tuo sospetto
  Turbi il mio dolce affetto,
  O gelosia crudel.
  Perder saprei l’impero,
  Viver tra rie catene.
  Purché il mio caro bene
  Meco non sia infedel.

SCENA II.

Il Re, Aurelia ed Erminio.

Erminio. Ciò che si cela in cor, palesa il labbro.

La regina è gelosa.
Re.   Ah sì! pur troppo,
(parte