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166 ATTO PRIMO
Leonora.   Mio signore, io non m’imbroglio;

  Son sua serva, già lo sa.
Belfiore.   Oh che donna di giudizio!
Lindoro.   È Lindoro al suo servizio.
  Signor zio, ognor sarà.
Belfiore. Oh che gran semplicità1! (ognun torna al suo posto
Bravi! così mi piace.
E viva la maestra. Io molto lodo
La buona costumanza
D’insegnar la modestia, e la creanza.
Drusilla. Oh in quanto a questo poi,
Tutti i scolari miei mi fanno onore;
Qui si fa scola, e non si fa l’amore.
Io di quelle non sono
Che, invece d’insegnar a far calzette,
Le ragazze fan far le morosette2.
Belfiore. Lo conosco3, lo so, di voi mi fido;
Ma per questa ragione
Tra le vostre fanciulle
Non mi par che stia ben quel bernardone.
Drusilla. Chi? Lindoro, signor, vostro nipote?
Pensate! è un buon ragazzo,
Buono, ve lo dich’io.
(Bonin per il cor mio).
Non ha malizia alcuna;
È marzocco e minchion come la luna.
Belfiore. Alle vostre ragion taccio e m’acquadro,
Ma so che l’occasion fa l’uomo ladro.
Drusilla. Con Drusilla? Marmeo! son scaltra e destra.
Zitto, ragazzi, in faccia alla maestra.
Non si fa ci, ci, ci; bassi quegli occhi;
Spicciate quel lavoro.

  1. Questi primi versi sono quelli stessi con cui ha principio la Maestra di Antonio Palomba, Napoli, 1747.
  2. Nella Maestra di scola, Verona, 1749, è stampato: l’amorosette.
  3. Ed. di Verona: Vi conosco.