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LA CONTESSINA 159

ripeterono, copiandosi l’un l’altro. I personaggi della Contessina riapparvero più volte nelle commedie del dottor veneziano, come dobbiamo ricordare, durante i primi cinque anni della riforma teatrale, quando il Goldoni scriveva per il Medebach, ossia per il teatro di Sant’Angelo. Istituita la censura dal governo di S. Marco per le beghe e le imprudenze dell’abate Chiari e dei suoi seguaci, cresciute le accuse dei rusteghi, gelosi del passato e nemici d’ogni riforma, stabilitosi il dottor Carlo nel teatro di S. Luca, agli ordini del nobile Vendramin, dovette per forza abbandonare la satira e dirizzò la sua fantasia verso le false commedie orientali, ma sempre più si piacque delle immortali visioni di costume popolare, nelle quali trovò la sua più felice e potente espressione. Per l’arte non fu dunque un male. Ad altri la gloria della satira: l’anima del poeta veneziano, composta d’indulgenza e di sorridente bontà, respinge ogni amarezza dalle più originali creazioni della commedia e si riconcilia con la società umana, avvolgendone in un’onda gaia e benefica di riso le debolezze e i difetti.

I continuatori veneziani della Drammaturgia di Lione Allacci (Venezia, 1755) indicano come autore della musica della Contessina il maestro romano Giacomo Maccari, del quale abbiamo pochissime notizie (vol. XXVI, pp. 128-129) sebbene musicasse la più parte degli Intermezzi goldoniani. Era zio (?) della nota romanina Costanza Maccari, famosa per il canto, per la bellezza e per la romanzesca avventura con monsignor Zeccadoro (Carletta [Ant. Valeri], Vecchi drammi romani - Un monsignore e una cantante, in Fanfulla della domenica, XIX, n. 21, ossia 23 magggio 1897). Dal 1705 al 1718 cantò Costanza nei teatri veneziani (v. Wiel) e certo in questo periodo anche Giacomo migrò da Roma a Venezia dove poi sempre abitò. Non ci consta che la Contessina del Maccari godesse favore in altre città. Nel 1755 il libretto del Goldoni fu musicato dal maestro Paolo Kurzinger a Monaco (C. Musatti, I drammi musicali di C. G., Venezia, 1902, p. 20: notizia di G. Pavan); e nel 1759 a Milano dal maestro G. B. Lampugnani (v. Paglicci-Brozzi e Musatti cit.); e nel 1766 a Pisa dal maestro Filippo Gherardeschi (Musatti, dal Dizionario inedito del Pavan).

Ma molti anni dopo, nel 1770, quando il Goldoni era da un pezzo in Francia, il poeta e avventuriere livornese Ranieri Calzabigi, trovandosi a Vienna, pensò di riformare a modo suo il libretto del Goldoni e lo fece musicare da Floriano Gassmann, maestro della cappella imperiale (Ghino Lazzeri, La vita e Topera letteraria di R. Calzabigi. Città di Castello, 1907, pp. 24 e 215). Certamente questo libretto, che il Lazzari ci descrisse senza ricordare il Goldoni (pp. 82-84), viene attribuito per errore a Mario Coltellini il quale forse vi aggiunse qualche scena (come fece per la Finta giardiniera: ivi, p. 215). - Gazzetta, servo qui di Lindoro e amante di Vespina, cameriera della Contessina, aiuta la vendetta di Pancrazio, fingendosi genealogista col nome di don Tiritofolo, e poi contadino bergamasco, parente del conte Baccellone. - Nella Biblioteca Palatina di Vienna, oltre al manoscritto della nuova Contessina, si trova anche la traduzione tedesca di Gio. Adamo Miller, Die junge Gräfin oder der Adelsstolz (Lazzeri, 215). La prima recita fu probabilmente a Neustadt, in Boemia, nel 1770 (Musatti, l. c.: dal Riemann), poi a Vienna, nel 1771 (Sonneck, Catalogue ecc.: da Schatz).