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LA PUPILLA 93
  Voi già lo sapete, (a Triticone

  Voi già m’intendete, (a Giacinto
  Abbiate pietà.
Giacinto. Non temete, signora, in breve tempo
Risanata sarete.
Triticone. Prima, signor, che v’accostiate a lei,
Io vi dirò il suo male.
La semplice fanciulla,
Che mai provato ha l’amoroso ardore.
Sentendosi nel core
Nascer per me la fiamma prodigiosa
Per l’alta brama d’essere mia sposa,
Ammalata si rese, onde desio,
Che voi pur secondiate il genio mio.
Giacinto. Ben bene, io vi prometto.
La fiamma secondar del di lei petto.
Ma se vi contentate,
Lasciate ch’io l’interroghi in disparte
Per poter adoprar l’ingegno e l’arte.
Triticone. Fate il vostro mestier, io mi contento.
(Che medico garbato!
Il Ciel me l’ha mandato). (si ritira
Giacinto. Adorata Rosalba, eccomi lesto:
Se volete venire, il punto è questo
Destinato alla fuga.
Rosalba. Io con voi venirò sino alla morte.
Triticone. (Oggi Rosalba sarà mia consorte).
Giacinto. Appiedi delle scale
Quattro de’ servi miei vi sono armati;
Onde alla casa mia sarem scortati.
Rosalba. Purchè voi siate meco, altro non curo.
Triticone. (Dell’amore di lei già son sicuro).
Giacinto. Signor Triticon mio, lei è servita.
Triticone. Rosalba, come va?
Rosalba.   Già son guarita.