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LA PUPILLA 87
Supplicarvi di cosa che alla fine

Non è per voi disonorata e vile,
E a me giovar potria, più se un tesoro
Mi donaste ripien di gemme ed oro.
Giacinto. Comandatemi pur, ch’io vi prometto
Obbedienza e fede.
Triticone. Ed io prometto a voi buona mercede.
Quella figlia che meco
Ritrovaste, signore, è mia pupilla;
Io sono il suo tutor, ma il suo sembiante
D’essa mi rese sviscerato amante;
Sempre temei, ed or più che mai temo,
Ch’ella alle nevi mie non si riscaldi.
Giacinto. Ma che far vi poss’io?
Triticone.   Molto potete.
Fingendo astrologarla,
Mostrate di predir che il suo destino
La vuole per suo ben moglie d’un vecchio;
Che un giovine potrebbe
Esser la sua rovina, e cose tali,
Sicchè avendo desio di maritarsi,
La giovine di me possa invogliarsi.
Giacinto. Lasciate fare a me, state sicuro,
Persuaderla saprò, io ve lo giuro.
Triticone. Caro fratello, intanto
Ch’io vo1 a prender per voi un regalone,
Fate, ma come va, l’operazione.
Rosalba, uscite pure, io mi contento
Che quest’uomo da bene
Vi dica la ventura,
E state pur sicura,
Che tutti i detti suoi son verità;
Badate a lui, che non v’ingannerà. (si ritira
Rosalba. Ecco pronta la mano. (Oh me felice!)

  1. Nelle edd. Tevernin e Bettanin: vuò.