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fatto impegno "qual Nocchiero inesperto dell’arte, e privo d’ogni necessario discernimento nel contrasto di tanto, e così fluttuante tumulto de’ Teatri". Sciocca e puerile l’azione: sciocchissimi i personaggi. Per quanto il Goldoni usasse scrivere all’improvviso simili componimenti, non sarebbe mai sceso a tanta scempiaggine, nè avrebbe mai nascosto i suoi personaggi (don Macrobio e don Tiberio) dentro due vasi, nel giardino. Il linguaggio stesso non è punto goldoniamo: "Macrobio. Or ben proviamo (sale e si pone sul vaso). - Piano piano... mo vengo... ahi ahi..." E Tiberio, altrove: "Dal suo bello in mezzo al core - Mi tintilla un friccicore".

Noi possiamo attribuire senza esitazione questo Intermezzo a qualche poeta del mezzogiorno, benchè il Diario romano del 13 gennaio 1759 annunci la recita nel teatro Capranica d’una "burletta intitolata Il cavaliere Giocondo con farsetta in musica a 4 voci, che ha per titolo Le donne ridicole, del rinomato Sig. Avv. Goldoni" (vedi G. Martucci, C. Goldoni e il suo soggiorno a Roma, in Rassegna Nazionale, 1 giugno 1886, p. 549). Il diarista confuse in una sola persona l’autore della commedia (vol. XII della presente edizione) e quello della farsa per musica. Nulla del resto impedisce di credere che il buon dottor veneziano, il quale era in quel tempo a Roma, ritoccasse qua e là l’insulso libretto. Di aver potuto esaminare le Donne redicole a mio agio, rendo qui pubblico ringraziamento al maestro Francesco Mantica, direttore della Biblioteca Musicale di S. Cecilia a Roma. Passiamo ora a

LO SPOSO BURLATO | INTERMEZZI IN MUSICA | a quattro voci | da rappresentarsi | nel teatro alla valle | nel Carnevale dell’anno 1769 | dedicati | All’inclito merito e Generosità | delle dame. || in roma | Per Ottaviano Puccinelli ecc.

I personaggi sono D. Pomponio, Lindora, Fiorindo e Li vetta. La musica è "del Signor Nicolò Piccini [sic] Maestro Napolitano". Nessuno dei più valenti musicologi che ci diedero l’elenco delle opere teatrali del grande maestro di Bari, nè il Florimo, nè il Cametti, nè l’Eitner, nè il Sonneck, nè, più di recente, il Della Corte attribuirono questo Intermezzo al Goldoni. Solamente lo Spinelli, il benemerito autore della Bibliografia goldoniana, potè ottenere da mano amica la rarissima ristampa dello Sposo burlato eseguita a Carpi nel Modenese, in occasione di una recita dell’Intermezzo del Piccinni in quel teatro, nella primavera del 1778, e potè leggervi la seguente dichiarazione: "La poesia è del rinomato sig. avv. Goldoni" (Quattro note goldoniane, Modena, 1903; v. anche il volume Modena a C. Goldoni, 1907, pp. 301-302). Ma tale paternità affermata nella tarda ristampa d’un paese nel Settecento alquanto remoto, dopo che il commediografo veneziano aveva abbandonato l’Italia da tanti anni, nè ci desta meraviglia, nè ci persuade affatto. Pietro Toldo raccontò già brevemente la burla tesa dalla serva Livietta all’ipocondriaco don Pomponio per far sì che Lindora possa sposare il suo Fiorindo; e concluse; "Un pot-pourri moliéresque, d’un goût fort douteux" (L’oeuvre de Molière ecc., Turin, 1910, pp. 441-442). Nè s’attentò di confermare l’attribuzione dello Spinelli.

Che al Goldoni nel ’68 a Parigi, anzi a Versailles, venisse proprio il talento di scrivere un misero Intermezzo per musica, quando forse gli balenava