Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1928, XXVI.djvu/41


LA PELARINA 39

PARTE TERZA

SCENA PRIMA.

Volpiciona da sgherro, poi Pelarina da paroncino1 con mezzo volto.

Volpiciona. Ecco a che ti conduce, o Volpiciona,

L’amor di madre. Il Ciel la mandi buona.
È venuto il capriccio a Pelarina
Di voler ella stessa travestita
Far la filata 2 a Tascador, se viene.
Difenderla conviene
In caso di bisogno, e trasformarmi
Volli per esser pronta all’occasione.
È ver ch’egli è un poltrone,
Pur da qualche timore
Turbata è la mia mente.
Pelarina. Eccomi. Che vi par?
Volpiciona.   Ottimamente;
Ma non vorrei, figliola...
Pelarina.   Eh non temete.
Mandato pur avete
A Tascadoro quel biglietto?
Volpiciona.   Ancora
Io te lo dissi già, che per un uomo
Noto a me, ignoto a lui, ma destro assai,
La carta gl’inviai.
Pelarina.   Or ben, s’ei non credesse
Alle scritte minaccie,
E s’accostasse alla mia casa ancora,
Voi ben vedrete allora

  1. "Ce mot Paroncin, soit pour la traduction littérale, soit pour le caractère du sujet, revient parfaitement au mot françois, Petit-Maître'': Goldoni, Mémoires, P. I, ch. 51. V. pure vol. I, pag. 127, e la commedia intitolata il Frappatore, nel vol. II.
  2. Forma dialettale. Filada significa braveria, rabbuffo, intemerata: v. Patriarchi e Boerio.