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48 ATTO SECONDO
Barbare, crude stelle, l’idolo mio ho perduto.

Persa ho la mia Zandira, e mi rimane in petto
Del meditato inganno contro di me il dispetto.
Con orror di me stesso volgo alle colpe il guardo;
Pentomi dei deliri, ma il pentimento è tardo.
Ah la disperazione m’assale e mi trasporta;
Seguo il furore interno che al mio destin mi porta.
Ecco la mia Zandira, che agli occhi miei s’invola:
No, se il dolor t’uccide, non morirai tu sola.
Sagrificarti io voglio tutti i miei giorni almeno.
Ad ammorzar le fiamme andrò dell’onde in seno.

SCENA XIII.

Radovich, Ibraim, Marmut e detto.

Ibraim. L’ha il traditor rapita?

Marmut.   Mira, se corre il legno.
Radovich. Andrò io, se il permetti, ad inseguir l’indegno.
Ibraim. Vattene, io tel concedo. Vivo l’audace, o morto,
Guidalo, se trionfi, di Tetuan nel porto.
Proteggo i Monsulmani 1, ma vuo’ nella mia sede,
Che di Maometto i servi non manchino di fede.
Schiava da me venduta ei non dovea rapire.
Alì la legge insulta, Alì deve morire.
Coi tuoi seguaci armati va del nemico in traccia:
Non rispettar quel sangue, se te lo vedi in faccia.
Provi quell’alma infida delle sue colpe il frutto;
I contumaci indegni s’hanno a punir per tutto. (parte
Marmut. Se a ricondurlo al porto il tuo valor s’appresta;
Fammi questo piacere, guidalo senza testa, (parte

  1. Zatta: Munsulmani.