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ENEA NEL LAZIO 313
Enea. Sogni, amico, o vaneggi?

Acate.   Un sogno adunque
Di Lavinia sarà.
Enea.   Sì mal conosci
Della perfida il cuor? Non dassi al mondo
Labbro del suo più mentitor. Sentita
Se l’avessi cangiar nome agli affetti,
Mascherar la pietà, vestir lo sdegno
Di studiate menzogne, abborriresti
Di donna il nome, le parole, e i guardi.
Vieni; tutto saprai.
Acate.   Che fare intendi?
Enea. Rinunziar quella infida al re Latino.
Acate. Ed il regno, signor?
Enea.   D’un regno al costo
Sdegno soffrir sagrificato il cuore.
Acate. Ma il voler degli Dei...
Enea.   Se i Dei prescritto
Hanno al sangue di Troia il nuovo impero,
Altra via me l’acquisti.
Acate.   Ah! non macchiare
D’infedeltà le tue primiere imprese.
Enea. Non merta l’amor mio donna mendace.
Acate. Ella meco parlò. Geloso affetto
Sospettosa la rende.
Enea.   E perchè seco
La cagione voler de’ suoi sospetti?
Acate. Del tuo cor non si fida.
Enea.   Usa a mentire,
Fedeltà non conosce.
Acate.   Allor contenta
Fora che sposa la rival vedesse.
Enea. Ami tu compiacerla?
Acate.   A forza, il giuro,
Lo farei sol per compiacere Enea.