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50 ATTO SECONDO


morir; e la sera se avicina1 e el2 patron tornerà in furie. Vegnirà i cavalli, e bisognerà andar via.

SCENA IV.

Carlotto ed il suddetto.

Carlotto. Vengo a dirvi per parte del vostro padrone...

Arlecchino. A proposito. Ve recordeu del ritratto che gh’avevi in man, e che m’avè dà?

Carlotto. Sicuro che me ne ricordo.

Arlecchino. Che ritratto gierelo?

Carlotto. Il vostro ritratto.

Arlecchino. El mio? Certo, certo el mio?

Carlotto. Il vostro sicuramente, il vostro. È ben facile a conoscere il vostro ritratto.

Arlecchino. (Ah! la xe cussì senz’altro. Camilla l’ha tolto, Camilla l’ha avudo ella. Chi sa? Spero ben). (da sè) E cussì dove xelo el mio patron? (a Carlotto)

Carlotto. L’ho incontrato per istrada vicino alla posta de’ cavalli, e mi ha pregato di dirvi, che teniate tutto pronto, perchè da qui a un’ora al più vuol montare in sedia.

Arlecchino. (Ah! pazienza). (da sè) Che ’l vegna co ’l vol; la roba xe all’ordene. (afflitto)

Carlotto. Mi pare che siate assai melanconico.

Arlecchino. Sior sì, gh’ho qualcossa per la testa.

Carlotto. Via, almeno negli ultimi momenti che siete per partire, prevaletevi di un buon amico. Ditemi, se avete qualche premura. Datemi qualche commissione; vi servirò di buon cuore.

Arlecchino. (Se podesse fidarme de costù!) (con allegria affettata)

Carlotto. Ho poca fortuna con voi. Vi sono amico, e non lo credete. (Vo’ veder se posso tirarlo giù). (da sè)

Arlecchino. (Ma o de lu, o de un altro, bisogna ben che me fida de qualchedun). (da sè)

  1. Zatta: avisina.
  2. Pasquali e Zatta: e ’l.