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commedia assai ben fatta; poi una commedia come piacevano nel sec. XVIII, una commedia di situazioni, dove non ci sono quasi punto dialoghi (!) ne poesia (!!)... E un seguito di situazioni molto commoventi; non c'è che persone sensibili che s’abbracciano tutti alla fine e s’inondano di lagrime a vicenda " (Sarcey, Le Molière de Goldonì. Revue des cours et conférences, 1897-1898, p. 379). Della lode iniziale, come si vede, non resta nulla, ma al Sarcey premeva di far ridere il suo uditorio. A Philippe Monnier - che non sente affatto il Goldoni - tutte le sue commedie sembrano null’altro che scenari, anche il Burbero benché " scritto a mente riposata in francese e per francesi" (Venise au XVIII siecle, Paris, 1907, p. 252)! Poco tenero della commedia si mostra anche C. Verrier (G. et la réforme du théâtre italien. La grande revue, 25 febb. 1908) che nelle liete accoglienze vede la ricompensa dovuta all’onesto tentativo d’uno scrittore straniero. Più originale di Geronte gli sembra Dorval "uomo enigmatico" (G. et la réforme du théâtre italien. La grande reoue, 25 febbr. 1 908). Ma nessuno prima del Verrier aveva pensato a cercar enimmi nel teatro goldoniano.

Quasi consacrazione di cittadinanza francese in quella letteratura è l’accenno che Henri Leon fa al Burbero "dell’italiano Goldoni, una delle poche commedie della seconda metà del 700 francese che non rinunciano alle qualità peculiari alla commedia - far ridere e unire gaiezza e commozione" {Petit de Julleville, Hist. de la langue et de la littérature francaise, 1898, voi. VI, p. 622-623). E le parole di Victorien Sardou nel bicentenario della nascita, suggerite da cortesia d’occasione, rispondono in fondo a verità: "G. non solo meritò d’essere chiamato il Molière italiano. Il suo B. b. permette a noi, autori francesi, di rivendicarlo come uno dei nostri, e di salutare in lui un glorioso antenato" (Pel II centenario della nascita di C. G. Milano, 1907, p. 42). Un altro francese, il Mignon, dice che se anche poco aggiunse alla sua fama il soggiorno del Goldoni a Parigi, pure egli vi scrisse due capolavori, il B. b. e le Memorie (Études de littérature italienne. Paris, 1912, p. 141). E della fortuna della commedia Henri Hauvette cerca le ragioni nella gaiezza, nella spontaneità e semplicità di quel felice temperamento d’artista" (Littérature italienne, 1906, p. 336).

Nel volume del maggiore studioso ch’ebbe il G. in Francia - Charles Rabany - manca un’analisi critica del Burbero, ma è detto "il capolavoro del suo autore nella commedia di carattere" e messo senza forse al di sopra dei Rusteghi (pag. 119). Non sempre come il Molière, ma una volta tanto il Goldoni aveva scoperto "un filone originale nella miniera d’osservazione che offrono i caratteri umani" (pag. 240). Don Marzio, Mirandolina, Lunardo, dove restano? si potrà chiedergli. Ma il Rabany conclude facendo suo "senza troppe difficoltà" [e noi gli crediamo] il giudizio di Carlo Gozzi: "È deplorevole che Goldoni sia venuto così tardi in Francia, con le attitudini sue..." ecc. ecc. (pag. 295). Il resto s’indovina. Al Rabany e a quanti francesi vedono nel Burbero "il capolavoro" risponde il nostro Toldo: "Ma sì, senza dubbio; se è là ciò che la musa comica gli ha ispirato di meglio, l'inferiorità del poeta italiano in paragone del suo antenato [Molière] è manifesta anche ai ciechi.... "Il Goldoni va giudicato in commedie, quali i Rusteghi, le Baruffe, la Locandiera. Geronte del B. b., che in Francia si