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avait faite comme un originai de sa façon". (L’année liltéraire, articolo citato da A. Neri). Lodano il Mercure de France e il Journal encyclopédique, e quest’ultimo aggiunge: " C’est le premier ouvrage francais qu'il donne, et sans doute il continuerà de faire passer sur notre théâtre une partie de richesses qu’il a étalées dans les pièces qu’il a données en Italie ". Infatti più d’uno credette a Parigi - e non lo tacciono le Memorie- che il Burbero fosse arbusto italico trapiantato alla meglio in terra di Francia. Ma al Journal encyclopédique il Burbero parve "une pièce bien supérieure à toutes celles qui composent son volumineux théâtre" e il Goldoni vi mostrò "un talent assez vrai pour qu’on ne puisse pas douter que s’il fût venu en France beaucoup plutôt, il n’eut laissé plus de preuves du goût naturel qu'il avoit pour l'art dramatique". Goldoni nostro invece, male ispirato, volle nascer a Venezia e temprare tra ponti e canali il suo "gusto" per il teatro!... Conoscendo della copiosa produzione del Goldoni il solo Burbero, come succedeva a quasi tutti i critici francesi, era agevole proclamare quello il suo capolavoro. Così fanno le Annales dramatiques (Voi. I, pag. 98) che lodano tutto e scusano le "situations attendrissantes" perchè derivano "dal carattere altamente comico del Burbero". Torna a batter il chiodo della commedia-scenario il Bachaumont (Mémoiressecrets, Londres, 1780, alla data 9 novembre 1771): "plutôt un canevas qu’un ouvrage fini". Le situazioni gli paiono solo accennate, di scarso rilievo il carattere principale, i personaggi tutti troppo virtuosi, il dialogo naturalissimo, ma (e questa pare la osservazione più utile della sua critica) "le ton trop élevé sur lequel sont montés nos comiques modernes a fait paraitre celui-ci trivial et plat à quantité d’amateurs". Una critica assai benevola di Jean Gaspar Fontanelle, riportata da Domenico Caminer nell’europa letteraria del 1772 (luglio, p. 80) nota come il G. a Parigi di fronte a un pubblico "che sembra riponga il suo unico piacere nell’intenerirsi", conobbe che conveniva cedere al torrente e porre il coturno a Talia, ma lo fece leggermente, formò un piano che si avvicina al buon comico e che lascia luogo alla sensibilità e alla tenerezza". Discorde dalle critiche ammirative o pur solo benevole è Charles Collé, commediografo poco avventurato e censore tanto più acre. "Il B. b. è una cattiva commedia e quel che è peggio molto noiosa", dice. Non nuovo il carattere del protagonista, ma d’una grossolanità intollerabile. E un facchino a cui si mettono in bocca propositi che non s’accordano con le sue maniere. Nulla di nuovo o di comico nelle situazioni. Se un autore francese avesse presentato una simile droga, sarebbe stato fischiato! Solo l’arte del Préville risparmiò al lavoro tal sorte. “L’étrangeromanie dont nous sommes possédés actuellement (!) a bien servi a M. Goldoni. Cet auteur italien n’est pas aussi merveilleux que ses prôneurs nous l'ont annoncé" (Collé, Journal, 1771). Benefico antidoto a una critica dettata evidentemente solo da malanimo potevano essere queste parole del Volt, al D’Argental: "Je n’ai point reçu le bon Bourru du bon Goldoni. Je l’ai acheté. Cette comédie m’a paru infìniment agréable. C’est une epoque dans la littérature francaise qu’une comédie du bon ton faite par un étranger " (lett. al d’Argental, del 16 marzo 1772): "come certo furono queste dello stesso Volt. a lui: Un vieux malade de soixante-dix-huit ans, presque aveugle, vient de recevoir par Genève le charmant phénomène d’une comédie francaise très gaie, très purement écrite,