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Marta. E che cosa ne dicono?

Dorval. Come accade ordinariamente in simili circostanze. I buoni lo compiangono, i cattivi lo beffeggiano, e gl’ingrati lo abbandonano.

Marta. Così va il mondo. E quella povera fanciulla?

Dorval. E necessario ch’io le parli.

Marta. Mi sarebbe permesso di chiedervi su qual proposito? Io m’interesso abbastanza per lei, onde poter meritare una tal compiacenza.

Dorval. Mi vien detto che un certo Valerio...

Marta. Ah! ah! Valerio?

Dorval. Lo conoscete voi?

Marta. Se lo conosco? Tutto quello che vi può essere stato detto di lui e d’Angelica, è tutto opera della mia condotta.

Dorval. Meglio. Voi mi seconderete.

Marta. Con tutto il cuore.

Dorval. È d’uopo che mi assicuri se Angelica...

Marta. E poi, se Valerio...

Dorval. Sì, cercherò di vederlo.

Marta. Andate, andate dal signor Leandro; voi farete con una pietra due colpi.

Dorval. Come?

Marta. Valerio è là...

Dorval. Valerio? E là?

Marta. Sì signore.

Dorval. Sarò ben contento di ritrovarvelo; vado subito.

Marta. Aspettate, aspettate; gli farò preceder l’avviso da un servitore.

Dorval. Oh bella! Ho io bisogno di farmi annunciare in casa di mio cognato?

Marta. Vostro cognato? Chi?

Dorval. Voi non sapete nulla?

Marta. No.

Dorval. (Dopo un momento di silenzio) E bene! Voi lo saprete un’altra volta. (entra nell’appartamento di Leandro