Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/91


Lindoro. Giuro al cielo! voi passerete (’) per questa spada. (mette mano alla spada)

Flaminio. Temerario ! in faccia al corpo di guardia ! (mette mano per difendersi)

SCENA XI.

// Caporale con sei Soldati

Caporale. Alto, alto. Cosa è quest’ impertinenza ?

Flaminio. Io non fo che difendermi dagl’ insulti d’un forsennato.

Caporale. Lo so benissimo. E voi, sugli occhi medesimi della sentinella?.... (a Lindoro)

Lindoro. Ah signore, scusate l’ amore, il timore, la disperazione.

Caporale. Rendete la spada.

Lindoro. Eccola. (dà la spada ad un soldato)

Caporale. Conduciamolo alla gran Guardia. (ai soldati)

Lindoro. Numi, vi raccomando la mia Zelinda. (parte scortato dai soldati e dal caporale)

SCENA XII.

T)on Flaminio, poi Zelinda.

Flaminio. Suo danno, non m’ impedirà più di rintracciare Zelinda... Ma eccola a questa volta.

Zelinda. Ah barbaro! sarete ora contento? Il povero mio Lin- doro è arrestato. Ma che credete perciò? di avermi in vostra balìa? V’ingannate. Morirò piuttosto che soffrire la vista di un oggetto che io abborrisco, che io odio. Non vi lusingate di trionfare di me, e non isperate d’ andar esente da quella pena che mentate. Sì, donna qual mi vedete, avrò spirito, avrò co- raggio per ricorrere, per farmi intendere, per domandare, per ottenere giustizia. Sarà il mio primo giudice vostro padre ; s ei non mi ascolta, saprò ricorrere a’ tribunali, e se tutto il mondo (I) Ed. Zaita: panarele.