Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/82

76 ATTO TERZO

Eleonora. Sì, certo, gliel’ho detta e ridetta.

Federico. E come l’ha ricevuta?

Eleonora. Ha fatto di tutto per acquietarmi. Mi ha pregato, mi ha fatto pregare, ma inutilmente.

Federico. (Ecco il male che ha fatto don Roberto. Se non l’avesse pregata, si sarebbe da se pentita).

Eleonora. Non voglio più vivere con un uomo che vuol favorire una serva a dispetto mio.

Federico. Ma io vorrei pur vedere di accomodarvi....

Eleonora. Non sarà possibile....

Federico. Con decoro vostro....

Eleonora. E’ inutile che me ne parliate.

Federico. Quando è così, non so che dire, fate tutto quel che vi aggrada.

Eleonora. Oh sì, lo farò certamente.

SCENA V.
Fabrizio e detti.

Fabrizio. Oh signora, veniva appunto in traccia di lei.

Eleonora. E dove mi andavate voi ricercando?

Fabrizio. Alla di lei casa paterna. Ho piacere d’averla qui ritrovata.

Eleonora. Vi manda forse il carissimo signor consorte.

Fabrizio. Per l’appunto, è il padrone che manda da lei.

Eleonora. Che dice? Che pretende da me? Vuol persuadermi? vuol obbligarmi a ritornare in casa? Vuol promettermi delle cose grandi? Vuol lusingarmi? Vuol ch’io creda alle sue promesse, al suo pentimento? Via parlate, che cosa vuole da me?

Fabrizio. Signora, nessuna di queste cose. Egli mi ha ordinato, credendo ch’io la trovassi in casa de’ suoi parenti, egli mi ha ordinato dirle, ch’ella è padrona di starvi, e che domani le manderà la sua roba.

Eleonora. Che mi manderà la mia roba? (mortificata)

Federico. (Bravo don Roberto, questa è la maniera di mortificarla).