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Flaminio. Vi domando perdono...

Lindoro. Veramente nelle case onorate... (a don Flaminio riscaldandosi un poco)

Flaminio. A voi non conviene parlare. (a Lindoro)

Lindoro. (Ha ragione ; ma non lo posso soffrire). (da sè)

SCENA XIX

Fabrizio e delli.

Fabrizio. Con permissione. (Zelinda, Lindoro e don Flaminio si turbano alla vista di Fabrizio)

Barbara. Che maniera è questa d’ entrare ?

Fabrizio. Domando perdono. Ho trovata la porta aperta.

Zelinda. (Povera me !) (da sè)

Lindoro. (Siamo precipitati). (da sè)

Flaminio. (Con qual’ intenzione sarà venuto costui ?) (da sè)

Fabrizio. (Zelinda ! Lindoro ! il padrone ! a me, a me. Sono) capitato in buon punto.)

Barbara. Ebbene, chi siete? chi domandate? cosa volete? (a Fabrizio)

Fabrizio. Scusatemi, sono venuto qui per il mio padrone. (a [Qarbara, accennando don Flaminio)

Barbara. E’ il vostro servitore ? (a don Flaminio)

Flaminio. Sì, signora : che cosa vuoi ? (a Fabrizio)

Fabrizio. Signore, vostro padre vi cerca e vi domanda. Ha sa- puto che siete qui, ha saputo che correte dietro a Zelinda, che volete amarla e seguirla a dispetto suo, e vi fa sapere per bocca mia...

Barbara. Come, signore ? venite in casa mia col pretesto di far a me una finezza, e vi servite della mia buona fede per sod- disfare la vostra indegna passione ? Vergognatevi di un tal procedere, indegno d’un cavaliere d’onore, e contentatevi di ritirarvi...