Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/65


SCENA XVI.

Barbara, por don Flaminio.

Barbara. Veramente tener in casa due giovani di questa sorte è una cosa un poco pericolosa. Bisognerà che mi disfaccia di un di loro. Ma tutti due mi paiono si propri e civili... Se potessi assicurarmi della loro buona condotta... Farmi di sentir qualcheduno. Chi è di là ? (verso la scena)

Flaminio. Scusate, signora : non ho trovato nessuno in sala.

Barbara. Serva umilissima. La porta adunque era aperta?

Flaminio. Sì, certamente.

Barbara. Che cosa ha ella da comandarmi ?

Flaminio. Signora, io ho avuto l’onore di vedervi più d’una volta a qualche Accademia.

Barbara. Sì certo, mi sovviene benissimo di aver avuto questa fortuna.

Flaminio. Sono ammiratore del vostro merito e della vostra virtù.

Barbara. Ella mi onora per effetto di gentilezza.

Flaminio. E mi son presa la libertà di venirvi ad assicurare della mia stima e del mio rispetto.

Barbara. Sono sensibile alla di lei bontà. Favorisca di accomodarsi.

Flaminio. Voi siete ben alloggiata.

Barbara. Signore, non è una gran casa, ma per me è bastante.

Flaminio. Voi siete turinese (’\ non è egli vero?)

Barbara. Sì, signore, per obbedirla.

Flaminio. E mi fu detto che la vostra famiglia...

Barbara. Di grazia, vi supplico, non mi parlate della mia fami- glia. Vorrei potermene dimenticar affatto, se non fossi obbligata a pensar sovente a mio padre.

Flaminio. In fatti è dura cosa il doversi adattar ad uno stato che non conviene alla propria nascita. Ma il decoro e l’ o- nestà con cui solete condurvi...

Barbara. Oh in questo poi non tradirò l’ esser mio. (I) Così nel testo.