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SCENA X.

Camera in casa della cantatnce, con spinetta e clavicembalo.

Lindoro solo.

Sono inquieto per la mia Zelinda. Non so s’ ella avrà trovato la rivenditrice. Non la vedo ancora a venire. Ma che dirà la povera figlia, quando saprà che il baule non è più in mio potere ? Sa il cielo quanto vi vorrà per riaverlo, e ch’ella non sia obbligata a rientrare... Ma no, a costo di perder tutto ella non rientrerà in quella casa, ella non mi darà più il di- spiacere di vederla fra miei nemici. Soffro io per lei una con- dizione indegna di me, soffrirà eli’ ancora egualmente finchè la sorte si cangi, finche mio padre s’acquieti, e mi permetta di essere seco lei fortunato. Ma ecco la mia padrona.

SCENA XI.

Barbara e detto.

Barbara. Tirate innanzi, Lindoro, quella spinetta.

Lindoro. Sì, signora, subito. (eseguisce, ma con istento)

Barbara. Una sedia.

Lindoro. Eccola. (accosta una sedia alla spinetta, e sospira)

Barbara. Sapete fare il cioccolato ?

Lindoro. Passabilmente ; mi proverò.

Barbara. Dite la verità. Voi non siete molto avvezzo a servire.

Lindoro. Spero che non avrete a dolervi di me.

Barbara. Son sicurissima della vostra buona volontà, mi parete un giovine ben disposto, ma capisco dal poco che avete fatto finora, che non è questo il vostro mestiere.

Lindoro. Veramente nella casa da dove ora sono escito, io serviva per segretario.

Barbara. E perchè adattarvi ora ad un servigio inferiore ?

Lindoro. Voi mi proverete, signora, e spero che non sarete di me malcontenta.