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Ma dopo che lo Zatta la stampò nel tomo quinto della sua edizione, l'anno 1789, la presente commedia attirò lo sguardo dei lettori e di qualche capocomico; e risalì presto sul teatro. Qualche recita notiamo nei primi decenni del secolo decimonono: così al S. Cassiano, a Venezia, il 4 agosto 1800, per opera d’una compagnia "volante" (impresaria Teresa Consoli: v. Giornale dei Teatri di Venezia); al S. Samuele il primo dicembre 1829, compagnia Raftopulo (Gazzetta Privilegiata di Venezia); a Zara nel 1831, comp. Bomartini (Il Dalmata, 27 febbraio 1907). Ma più a lungo l’ebbe nel suo repertorio la compagnia veneziana di Antonio Morelli; e la recitò a Zara nel 1822 (Dalmata cit.) col titolo la Burla vendicata, e a Venezia più volte dal 1823 al ’28 (29 e 30 agosto 1823, 2 gennaio "24 a S. Luca; 25 febbraio ’25, 6 febbraio ’28 a S. Benedetto: v. Gazzetta Privilegiata). Se poi la compagnia Romagnoli-Bon, detta allora del Duca di Modena, recitasse Chi la fa l’aspetta nel 1827, al teatro Re di Milano, o proprio la Burla retrocessa, come è stampato nei Teatri ("Giornale drammatico" t. I, parte 2a, p. 586), non sappiamo precisamente. Certo nel 1812 la ristampò il Bettoni a Padova nel volume VII delle Scelte commedie di C. Goldoni; e fin dal 1802 il Pignatorre nel suo Elogio a C. Goldoni la ricordò "fra le migliori" commedie del Veneziano (p. 15).

Poi a torto fu dimenticata dagli attori e dai biografi stessi fino a questi ultimi anni. Se ne ricordò Ignazio Ciampi, solo per dire che "lo sciocco Zanetto sa proprio di quelli che dalle commedie del cinquecento vennero sino alle farse del Giraud" (La vita artistica di C. G., Roma, 1860, p. 55). È vero che l’azione non ci diletta più, è vero che vi manca la nota appassionata dell’addio d’Anzoletto che rende più cara Una delle ultime sere di carnovale, è vero che tutta la commedia offre scarsa novità a chi conosca l’opera precedente di Carlo Goldoni: tuttavia ci sono nuove sfumature di antichi caratteri notevolissime, e scene di antica vita veneziana ancora giovani e ridenti, e personaggi che ancora si agitano e sussurrano nella immortale famiglia creata dal nostro poeta, e un meraviglioso dialogo che da solo è arte e allegrezza. Quel primo atto, così lento e prolisso, è per tale rispetto fra i più belli del teatro goldoniano. Ben se ne accorse Renato Simoni e disse: "Si legga a questo proposito nella commedia Chi la fa l'aspetta la celebre ordinazione del pranzo e si vedrà che meraviglia di espressione e di colore" (Il Marzocco, 25 febbraio 1907). E Attilio Momigliano, sempre acuto, chiamò questo "un capolavoro mancato dove la prima burla è fra le più notevoli creazioni comiche del Goldoni per la sapienza con cui insiste sui particolari col fine di trar dalla burla ogni possibile effetto comico, per l’agilissima rappresentazione di tutte le sue complicazioni e di tutti i suoi lati e di tutte le sue conseguenze, per gli svariati aspetti che la burla assume facendo attendere ora un effetto ora invece un altro più comico, e sopratutto per l’abilità colla quale il Goldoni fa sì che il burlato rischi di trovare nella stessa burla sopportata un motivo d’accusa contro di lui: peccato che la burla di contraccambio sia mal condotta" (La comicità e l’ilarità del Goldoni, in Giorn. Stor. della lett. Ital., 1° semestre 1913, pp. 225-6. - A pag. 213 gli sembra "profonda" la psicologia del Goldoni nella terza scena dell’atto III, là dove "osserva con un sorriso di comicità e di simpatia la tenerezza che l’amante prodiga all’amante