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raggio d’ aggiungere la calunnia alla falsità, all’ impostura ? Ba- sta così : non vo’ sentir altro. Vi conosco abbastanza. Prenderò il mio partito. Mi farò render giustizia, e voi, e voi... Lascia- temi stare, che non posso più tollerarvi, (parte, e va in camera)

SCENA IV.

Gottardo, /’ Oste e t Garzoni.

Gottardo. Veramente la bile e lo stordimento in cui sono, mi ha fatto avanzare a mia moglie una proposizione ingiuriosa. Non la credo capace di tanto, ed ha ragione se si scalda ; ma an- ch’ io non ho torto, se mi do al diavolo per una cosa di que- sta natura.

Oste. Signore, veda se nel suo armadio vi è tutto quello che a lei appartiene.

Gottardo. Non vo’ veder niente. Lasciatemi stare.

Oste. Io ho preso la roba mia.

Gottardo. Sì signore.

Oste. Permette che la mandi a casa ?

Gottardo. Fate quel che volete.

Oste. Figliuoli, andate, e consegnate ogni cosa alla padrona. (Garzoni partono)

SCENA V.

Gottardo e /’Oste,

Gottardo. (Ho dei sospetti, ma non ne posso verificare nessuno). (da se)

Oste. Signor Gottardo, servitor umilissimo.

Gottardo. Schiavo suo.

Oste. Scusi di grazia.

Gottardo. Cosa e’ è ?

Oste. Mi favorisca trenta paoli, se si contenta.