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LE INQUIETUDINI DI ZELINDA 245

Filiberto. Io? come?

Eleonora. A trovar del denaro per incominciar la lite.

Filiberto. Ho a trovar io il denaro?

Eleonora. Sì, voi. E chi l’ha da provvedere se non lo provvedete voi? Questa causa, s’io la faccio, la faccio per voi.

Filiberto. Per me?

Eleonora. E per chi dunque? Se cerco di mettermi in istato di maritarmi, non lo faccio per voi?

Filiberto. Vi domando perdono...

Pandolfo. Signori miei, io non sono qui per esser testimonio de’ loro interessi particolari. Faccio il mio mestiere, e se vogliono fare questa lite.... (perso donna Eleonora)

Eleonora. È buona? (a Pandolfo)

Pandolfo. È buonissima.

Eleonora. Si farà. Non è egli vero, don Filiberto? La lite si farà.

Filiberto. Volete voi che si faccia?

Eleonora. Lo voglio io, e lo dovete voler anche voi.

Filiberto. Quand’è cosiì, si farà.

Eleonora. Sentite? si farà. (a Pandolfo)

Pandolfo. Facciasi dunque. (E sarà bene per me). (da sè)

SCENA XI.
Fabrizio, poi don Flaminio, l’Avvocato e detti.

Fabrizio. Signora, ecco qui il signor don Flaminio coll’avvocato. (a donna Eleonora)

Eleonora. Ho piacere. Sentiremo che cosa dicono. (a Pandolfo)

Pandolfo. Signori miei, lasciate parlare a me. Non vi confondete, lasciatemi dire, e lasciate rispondere a me. (entrano don Flaminio, l’avvocato, e tutti si salutano)

Flaminio. Che cos’ha ella da comandarmi? (a donna Eleonora)

Eleonora. Niente, signore, mi pareva strano che non vi lasciaste da me vedere. (Ora non sono più in caso di raccomandarmi). (da sè)