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Fabrizio. Sì signora. Ha detto che verrà col signor don Fi- liberto.

Eleonora. (Tanto meglio. Avrò piacere che siano qui tutti due). (da sè, e siede sulla seconda sedia, dalla parte della prima donna)

Fabrizio. (Ho timore che vi vogliano essere delle liti. Vendemmia) per i procuratori e gli avvocati). (da sè)

SCENA Ili.

Don Flaminio vestilo a lutto, e detti.

Flaminio. (Entra dalla parte opposta. Fa una riverenza a donna) Eleonora senza parlare. Ella s’alza un poco per salutarlo senza dir niente, e torna a sedere, e restano tutti due senza parlare, e senza guardarsi.

Fabrizio. Queste due persone s’ amano teneramente. (da sè, con ironia)

Flaminio. Fabrizio.

Fabrizio. Signore.

Flaminio. Venite qui.

Fabrizio. Mi comandi.

Flaminio. Il mio avvocato è avvertito?

Fabrizio. Sì, signore, per le sedici ore.

Flaminio. Quando viene, fatelo entrare immediatamente.

Fabrizio. Sarà servita. (Una il procuratore, l’altro l’avvocato!) Uh se fosse vivo il padrone ! Ma oramai non se ne ricordano più. Ora non è che la roba che interessi la vedova ed il figliuolo. A che serve l’ accumulare per seminar delle liti, per ingrassar i curiali ?) (da sè) (Ah ! chi è di là ? Ho capito). (guardando alla scena) Signora, è venuto il signor don Filiberto, e il procuratore. (piano a donna Eleonora)

Eleonora. Fateli entrare.

Fabrizio. Favoriscano, signori. Entrino pure. (alla scena)