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Fabrizio. Avete ragione. Era sì amabile e generoso, che inerita d’esser pianto. Òggi finalnniente s’aprirà il testamento, sentiremo le sue ultime disposizioni.

Lindoro. Donna Eleonora sarà contenta, eli’ era agitata più dalla curiosità, che dalla morte di suo marito.

Fabrizio. E verissimo. E come il notaro non e’ era, ch’ era andato a Vienna per affari suoi particolari, ella voleva a tutta forza far aprire il testamento da un altro.

Lindoro. Chi sa come don Roberto l’ avrà trattata ?

Fabrizio. Se l’ ha riconosciuta a misura dell’ amore ch’ ha avuto per lui, non istarà troppo bene.

Lindoro. Per altro mi pare che, secondo le leggi di questo paese, il marito non possa lasciar alla moglie che una piccolissima summa [^\

Fabrizio. E vero, ma può farla star bene se vuole. Può rac- comandarla all’erede, può obbligare l’erede... Ma il male si è ch’ ella non ha mai coltivato il figliastro, e don Flaminio non ha ragion di lodarsene.

Lindoro. Povera signora, me ne dispiace, poichè mi dicono ch’ ella ha avuto pochissima dote.

Fabrizio. La dote che suol dare una giovane, quando sposa un vecchio.

Lindoro. Ma il signor don Roberto le avrà fatto una con- tradote.

Fabrizio. Non so niente. Oggi saremo al fatto di tutto. Oggi sentiremo le disposizioni ; e la mia più grande curiosità si è di sapere, come ha trattato Zelinda e voi.

Lindoro. Oh in quanto a noi, noi non siamo della famiglia, e per poco ch’abbia fatto, avrà fatto più del dovere.

Fabrizio. Vi ha sempre amato come figliuoli suoi, vi ha maritato, vi ha promesso beneficarvi, e son sicuro che un uomo come lui, non si sarà contentato di poco.

Lindoro. Accetterò tutto dalla sua bontà, e dalla provvidenza. (I) Così r ed. Zaita. Altre edizioni, pei es, quella di Bologna, stampano: piccioliaima