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necessaria a rendere questa poesia piena di sottintesi e di sfumature, guardi fra le sue entrate così numerose in questa commedia, e tutte varie, tutte spiritose e graziose, quella in casa di Barbara. A chi non conosca il precedente della passione di Don Flaminio per Zelinda, e in genere Gli amori di Z. e di L., le prime battute di questa scena, lo sdegno di Barbara e l’imbarazzo di Zelinda riescono incomprensibili. Eppure questo laborioso precedente di tatto e di psicologia è reso tutto sensibile in un alto impercettibile, in un’espressione misurata ma vasta, onde l’attrice eminente arresta quasi a mezzaria l’impeto della sua entrata ".

Fra le interpreti di Zelinda troviamo dunque in gara, come nella Pamela, come nella Locandiera, le più grandi attrici italiane: la Pellandi (Costetti, Il teatro italiano nel 1800, Rocca S. Casciano, 1901, p. 37), la Vidari (Rasi, I comici italiani cit., vol. II, p. 665), la Marchionni (Rasi, II 78), la Pelzet, la Ristori (Ricordi e La Lettura, giugno 1909), la Marini, la Pezzana (Il Dalmata l. c, e Rasi, II, 270, 272) ecc.; e nel personaggio di Lindoro ebbero applausi nell’età giovanile gli attori più illustri: De Marini (Costetti, Il Teatro ecc., pag. 39), Gustavo Modena, Alamanno Morelli (Rasi, II, 115), Ernesto Rossi (Studi, n. 32 e Rasi, II, 430), Ermete Novelli, Ermete Zacconi. Nel numero delle Zelinde ormai dimenticate notiamo pure Natalina Andolfati e la Erminia Gherardi (Rasi, I, 49 e 1014). - Non voglio qui tacere un ameno ricordo di G. Costetti nelle Confessioni di un autore drammatico (Bologna, Zanichelli, 1883, p. 151), là dove rievoca una sua visita al capocomico Alamanno Morelli: "Il Morelli disponeva che si tenesse pronta ad ogni buon fine Le gelosie di Zelinda e Lindoro (sic), commedia goldoniana tradizionalmente destinala a surrogare le novità che non vanno in fondo".

Quasi tutti i vecchi biografi e critici di Goldoni sogliono accomunare in un unico giudizio le tre parti della trilogia di Zelinda e Lindoro. Luigi Carrer, dopo di aver ricordato come "non ebbero la menoma fortuna" nel teatro di S. Salvador, appena mandate dalla Francia, aggiunge: "E si vanno annoverate tra le commedie di G. ove maggiormente ei si mostra quanto era nell’arte" (Vita di C. G., Venezia, 1824, t. I, p. 160). Ne fa menzione anche più tardi, confondendole tutte insieme col Burbero, col Curioso accidente e col Matrimonio per concorso (t. III, p. 108). - Il Meneghezzi loda fra le commedie scritte a Parigi "quelle tre belle commedie delle vicende di Zelinda e Lindoro" (Della vita e delle opere di C. G., Milano, 1827, p. 133). - Ignazio Ciampi ricorda fra le più splendide gemme goldoniane "le tre commedie di Zelinda e Lindoro" (La vita artistica di C. G., Roma, 1860, p. 89). - Anche F. Galanti scrive: "Sono fra le sue migliori, se togli il difetto che coll’averne fatto una trilogia, vi diede una tinta troppo monotona " (C. G., Padova, 1880, p. 443). - Ernesto Masi dice questa trilogia "viva ancora nel teatro moderno" (prefazione alle Lettere di C. G. cit., p. 90) e, molti anni dopo, aggiunge che, "v’è tale un’analisi psicologica della passione amorosa e uno studio così accurato di caratteri, che non ha da far nulla colla Commedia dell’arte, e ci riconduce agli Innamorati e insomma al tipo più schietto della commedia di carattere del Goldoni" (Scelta di comm. di C. G., Firenze, 1897, vol. II, 460: v. pure 459 e 462. - A p. 526 la mette al di sopra del Burbero. Anche Alberto