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Debole è quasi tutto il terzo atto: quella cantante Barbara riesce ancora più sbiadita e più falsa che negli Amori, quel don Filiberto cicisbeo riesce ancora più inutile e freddo, quel don Flaminio ancora più assurdo, quel Mingone non è un vero contadino, la stessa donna Eleonora non fa più ridere con le sue bizze, e rivive solo alle ultime parole: "Perchè volete ch’io pianga? Non piangerei nemmeno...". Don Roberto conserva qua e là il bonario sorriso del vecchio Pantalone goldoniano. Ma Lindoro e Zelinda trionfano veramente per tutta la commedia con la loro giovinezza, con il loro amore, con la loro gelosia; da soli riempiono il palcoscenico: appena vediamo comparire il berrettino piumato della sposina o sedere al suo tavolino il giovane segretario, ecco tornano per noi il Settecento, l’arte, la vita.

Nel giugno del 1755, discorrendo il Fréron nell’Année littéraire (t. III, pag. 342 e sgg.) del Geloso, commedia di 5 atti in versi del signor Bret, dove si rappresentano le strane gelosie di certo Varville che tormenta la povera Orfisa per la memoria di un Lindoro, morto per lei d’amore (soggetto attinto al romanzo di Zaida della signora di La Fayette) così concludeva: "Il est fait mention dans l’histoire dramatique de dix Comédies du Jaloux avant celle de M. Bret. De toutes ces Pièces, le Jaloux desabusé [1709] de Campistron est la meilleure. Restée seule au Théâtre, elle reussit beaucoup toutes les fois qu’on la joue" (p. 355). Quasi trent’anni dopo, annunciando la recita di un altro Jaloux, di Rochon de Chabannes, Jac. Enrico Meister nella Correspondance littéraire, philos. et critique di Grimm (aprile I 784) ricordava i precedenti tentativi di Bret, Baron, Campistron, Dufresny, Imbert e osservava come nessuno avesse avuto un successo pienamente felice. "...La jalousie est plutôt un malheur qu’ un travers, et, sous quelque point qu’ on essaye d’envisager cette passion, on la trouvera bien moins susceptible de ridicule que de haine ou de pitié. Il n’y a que les jaloux qu’on à voir dupes dont on puisse rire"; e per questo i tutori, gelosi delle pupille, riuscirono meglio sul teatro (t. XIII ed. Letourneur, p. 515). Tuttavia il Goldoni ebbe a lodare nelle sue Memorie (P. III, ch. XXIX) la Moglie gelosa di Desforges, recitata e stampata nel 1785, che non solamente nel titolo ha delle affinità con una commedia di Coiman (Londra, 1763), tradotta in francese dalla signora Riccoboni (v. Meister, Correspondance, marzo 1785). Ma qui siamo in pieno dramma in versi. Certamente fra i tutori gelosi Meister ricordava bene il deluso Bartolo del Barbiere di Siviglia (1772, rec. 1775), dov’è pure fra i personaggi un finto Lindoro (il conte di Almaviva) che fa battere il cuore di Rosina. Quando Beaumarchais volle dare un seguito alla sua fortunata commedia, pensò anche all’esempio di Goldoni? È probabilissimo. Tanto più che anche nel Matrimonio di Figaro (1778, rec. 1784) la gelosia ricompare e gioca qualche scherzo: ma l’anima goldoniana è sparita, e l’insolente Figaro guarda avanzare la Rivoluzione.

Delle moltissime recite in tutta Italia della Gelosia di Lindoro darò qui non un elenco, ma almeno un saggio:

1803 5 novembre Venezia, S. Luca, comp. Battistini e Scovazzo (Giornale dei teatri ecc. di Velli e Menegatti).

1817 20 maggio Venezia, S. Luca, comp. Marchionni (Gazzetta Privilegiata di Ven. - Gran lodi a Carlotta Marchionni, "leggiadra giovanetta" che di appena quattro lustri, tocca già "il più elevato fastigio ").