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LA GELOSIA DI LINDORO 177

SCENA XXI.
Don Flaminio e detti.

Flaminio. Ah padre mio amorosissimo, vi domando perdono.

Roberto. Indegno! persisti ancora nell’amare Zelinda?

Flaminio. Io amar Zelinda?

Roberto. E di che mi chiedi perdono?

Flaminio. D’un altro amore che potria dispiacervi. Zelinda è donna onorata, ed io non son capace di fiamme indegne.

Roberto. Come! Non è dunque vero?... (a don Flaminio) Alza- tevi. (con ansietà a Zelinda che s’alza piangendo) E voi che m’andate dicendo? (a Lindoro)

Lindoro. Non gli credete, li ho trovati da solo a solo.

SCENA XXII.
Don Filiberto e detti.

Filiberto. Con buona grazia di lor signori. Signora donna Eleonora, datemi la permissione di ritirare la mia parola colla ve- dova di cui si tratta.

Eleonora. Sì, avete ragione: perchè don Flaminio ama perdu- tamente Zelinda.

Filiberto. No signora mia, v’ingannate. Scusatemi, amico, s’io son costretto a svelare la verità; egli ama perdutamente una virtuosa di musica.

Flaminio. È vero, non so negarlo, e di questo io vi domandava perdono.

Lindoro. Sono cabale, siete Tutti d’accordo. (a don Filiberto)

Filiberto. Mi maraviglio di voi. Siete un impertinente a par- lare così. (a Lindoro, con sdegno)

Zelinda. Ah signore, scusatelo per amor del cielo. (a don Filiberto, accennando Lindoro)

Roberto. Ah Lindoro, guardate s’ella v’ama, s’ella merita di essere amata!