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Filiberto. Un amico mio di Genova mi dà la piacevole commis- sione di provveder una seconda donna per quel teatro; sa- pendo io il di lei merito e la di lei virtù...

Barbara. Mi fa troppo onore. (con una riverenza)

Filiberto. S’ella fosse in grado d’accettare l’offerta...

Barbara. Dirò, signore... Non la ricuso affatto, ma non posso sul momento accettada. Ho un mezzo impegno per un altro teatro.

Filiberto. (Col teatro d’amore, e don Flaminio sarà l’ impresario). (da se)

Barbara. Aspetto a momenti la risoluzione, e se vi darete l’in- comodo di ripassare da me...

Filiberto. Signora, l’offerta che faccio è poca cosa per voi. De- sidero che l’altra recita vi consoli, ch’ abbiate una bella parte, e che facciate sempre da prima donna, (fa una reverenza e parie)

SCENA XIl.

Barbara, poi don Flaminio.

Barbara. Che complimento ridicolo ! Crede ch’ io mi sia piccala perchè m’ha offerto una parte di seconda donna. Non sa egli la recita alla quale aspiro.

Flaminio. Signora, mi consolo con lei. (ironico e con sdegno)

Barbara. Di che ? cosa ho fatto di male ? Che cosa avete con me ?

Flaminio. In ogni caso, s’io sono un impostore, s’io le mancherò di parola, ella avrà una recita in pronto per continuar la sua professione.

Barbara. Ma, caro don Flaminio, scusatemi, voi prendete le cose sinistramente. Volevate voi ch’ io dicessi a quel signore, che non mi curo di recite, perchè spero di maritarmi ?

Flaminio. Ah sperate ? non ne siete ancora sicura ?

Barbara. Si, per voi ne son sicurissima. So che m’amate, so che siete un uomo d’onore, incapace di mancarmi di fede, ma vi replico costantemente quel che v’ ho detto ; a costo di tutto.