Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/159


LA GELOSIA DI LINDORO 153

SCENA XIX.
Don Roberto e Lindoro.

Lindoro. Giuro al cielo... (battendo i piedi)

Roberto. Venite con me. (a Lindoro placidamente)

Lindoro. Come, signore...

Roberto. Venite meco, vi dico. (con forza)

Lindoro. Non v’è più rimedio, signore; son risoluto, voglio partire assolutamente.

Roberto. Sì partirete, ma venite con me.

Lindoro. Dove? Perchè? Qual intenzione avete sopra di me? (con sdegno)

Roberto. Ho ricevuto una lettera di vostro padre. (sdegnoso)

Lindoro. Di mio padre? (si addolcisce un poco)

Roberto. Sì, l’ho ricevuta in questo momento.

Lindoro. Oh cielo! buone nuove, signore? (placidamente, ma con ansietà)

Roberto. Migliori di quelle che meritate.

Lindoro. Ah, vi domando scusa, vi domando perdono.

Roberto. Ragazzaccio imprudente! Venite dunque con me. (parte)

Lindoro. Ah sì, sono diventato una bestia, una furia, un demonio. In qual misero stato riduce la gelosia!

Fine dell’Atto Secondo.