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138 ATTO SECONDO

Roberto. Mi dispiace per lei, mi piange il core per voi, ma non lo posso impedire.

Lindoro. (Quant’il figliuolo è indegno, altrettanto il padre amoroso1). (da sè)

Roberto. Andate, figliuolo mio, andate poichè il vostro cattivo destino vi porta a procurarvi forse de’ nuovi disastri, delle nuove calamità; ma spero che prima di partire non mi negarete2 una grazia.

Lindoro. Ah signore, che dite mai! L’obbligo mio... la vostra bontà... Comandate.

Roberto. Svelarmi la ragione per cui partite.

Lindoro. (Non ho cuore di dirgliela; so che gli farà una pena infinita). (da sè)

Roberto. Voi conoscete l’animo mio per voi, e mi negarete una sì giusta soddisfazione?

Lindoro. Ah non vorrei dirvela per non inquietarvi. Ma poichè lo volete assolutamente, sono obbligato ad obbedirvi. Parto, signore, per la salvezza dell’onor mio.

Roberto. E in casa mia l’onor vostro non è sicuro?

Lindoro. Anzi è in pericolo più che mai.

Roberto. Qual fondamento avete per dirlo e per sostenerlo?

Lindoro. Leggete questa lettera. So che intendete il francese, leggetela, e giudicatene da voi stesso. (dà la lettera a don Roberto)

Roberto. Date qui. Oh cielo! Sono in un mare di agitazioni, (legge piano)

Lindoro. La lettera, signore, è del signor don Flaminio.

Roberto. Di mio figlio? (con sorpresa)

Lindoro. Sì signore, è di lui.

Roberto. Eh andate, che siete pazzo. Credete voi ch’io non conosca il carattere di mio figlio? Dovreste conoscerlo ancora voi. No, la lettera non è scritta da lui.

Lindoro. V’accordo che non pare scritta da lui; ma si vede ch’il carattere è alterato, è affettato. Esaminatela bene, e ci troverete dei tratti della sua mano.

  1. Nell’ed. Zatta è stampato: altrettanto è il padre è amoroso.
  2. Forma dialettale. Le edizioni più recenti correggono: negherete.