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134 ATTO SECONDO

Filiberto. La signora non è in casa; io non ho il tempo per aspettarla; vorrei pregarvi di dirle ch’io sono stato per riverirla, e per darle la risposta definitiva dell’affare che m’ha fatto l’onore di raccomandarmi.

Fabrizio. Perdoni, signore, non è ch’io voglia mischiarmi negli interessi de’ miei padroni, ma se la dimanda è lecita, di qual affare si tratta? Scusi, ho le mie ragioni per dimandarglielo.

Filiberto. Non so s’ella voglia che ciò si sappia da tutto il mondo. Ditele dell’affare della vedova, e questo basta.

Fabrizio. Della vedova? Le dimando umilmente perdono. È forse la vedova ch’hanno proposto in moglie al signor don Flaminio?

Filiberto. Oh siete dunque di ciò instruito?

Fabrizio. Oh sì signore, li miei padroni hanno della bontà per me.

Filiberto. Bene dunque, si tratta di questo; e direte alla signora donna Eleonora che la vedova ha accettate tutte le proposizioni, che riceverà in casa lo sposo, che gli fa donazione d’una parte de’ suoi beni, e che l’affare è concluso per parte sua.

Fabrizio. Signore, glielo dirò, ma vedendo vossignoria impegnato in questo affare...

Filiberto. Io ci sono impegnato in grazia di donna Eleonora.

Fabrizio. Lo so benissimo; ma temo che non riuscirà con onore.

Filiberto. Credete voi che don Flaminio ricuserà di prestarvi l’assenso?

Fabrizio. Ne dubito fortemente. Vede bene, un giovane come lui, sposare una vecchia di sessanta e più anni...

Filiberto. Si, ma è ricca, e gli farà donazione...

Fabrizio. E che bisogno ha il signor don Flaminio de’ suoi beni, e della sua donazione? un figlio unico d’una ricca famiglia...

Filiberto. Non sapete, che più che si ha, più si vorrebbe avere?

Fabrizio. Non pensano tutti nella stessa maniera. Credetemi, signore, conosco il padrone, e so quel che dico.

Filiberto. Sento una carrozza fermarsi alla porta, mi pare...

Fabrizio. Sì certo; è la padrona che torna.

Filiberto. Andrò a darle braccio, e le parlerò, (in atto di partire)