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Lindoro. Benissimo. (ironicamente)

Filiberto. Son pronto a daroene le prove le più conoirìcenli...

Lindoro. A maraviglia.

Filiberto. Voi siete V unica mia speranza, e da voi dipende la mia felicità, e la mia vita.

Lindoro. Ah perfidi, me la pagherete.

Filiberto. Ma questa lettera a chi è diretta ?

Lindoro. A chi è diretta? Sì, lo dirò. Chi non ha cura dell’onor suo, non merita che si risparmi. Questa lettera è diretta a mia moglie, (con sdegno, e strappa di mano la lettera a don Filiberto)

Filiberto. A vostra moglie ? (con maraviglia)

Lindoro. A mia moglie. (sospirando)

Filiberto. Ma ne siete sicuro ?

Lindoro. Ah pur troppo, tutte le combinazioni, tutte le circo- stanze me ne assicurano.

Filiberto. Questa è una cosa che mi sorprende. E chi pensate voi che le scriva ?

Lindoro. Non può essere che don Flaminio.

Filiberto. Oh, non posso crederlo.

Lindoro. Ed io lo credo, e ne sono quasi sicuro.

Filiberto. Don Flaminio è in contratto di sposare una vedova.

Lindoro. Che importa questo ? Chi è capace di amare una fem- mina maritata...

Filiberto. Via, via, Lindoro, non parlate così, non pensate sì male, non vi lasciate trasportare dalla passione, dalla gelosia. Vostra moglie, per quello che dicono, è stata sempre una gio- vine saggia ed onesta. Don Flaminio è un uomo d’onore.

Lindoro. Tant’ è, signore, penso così, ho fissato così, e senza una dimostrazione in contrario, senza una chiara e convincente prova che mi disinganni, non lascierò di credere che Zelinda m’in- ganna, che don Flaminio m’ insulta, che Fabrizio n’è il me- diatore, e ch’io sono il più infelice degli uomini’’’, il più tradito, il più offeso, il più disgraziato marito. (I) Ed. Zatta ; degl’uomini.