Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/128

122 ATTO PRIMO

Zelinda. Sì, è vero, non ve lo nego.

Lindoro. E perchè la moglie non lo può confidare al marito?

Zelinda. Perchè ho dato la mia parola d’onore di non parlare con chi che sia.

Lindoro. E nè meno con me?

Zelinda. Con chi che sia.

Lindoro. Orsù, questa non è la maniera di procedere d’una moglie saggia ed onesta.

Zelinda. Lindoro, voi m’offendete.

Lindoro. È maggiore di molto l’offesa che mi fate voi.

Zelinda. Che offesa? che parlate d’offesa? Non sarebbe niente se non aveste contro di me del sospetto, e il vostro sospetto è parte di poco amore, e sono parecchi giorni che m’accorgo della vostra freddezza. Povera me! chi l’avrebbe mai preveduto? Dopo un mese di matrimonio...

Lindoro. Non v’è bisogno di tante smanie. Con due parole voi mi potete render tranquillo.

Zelinda. Che non farei per il mio caro marito?

Lindoro. Ditemi quel che vi ha detto Fabrizio.

Zelinda. Credete voi che sia una donna d’onore?

Lindoro. Lo credo.

Zelinda. Credete voi che una donna d’onore possa mancare alla sua parola?

Lindoro. Queste sono delicatezze...

Zelinda. Sì, sono delicatezze, necessarie, immancabili a chi ha stima di sè e della propria riputazione. Son sicura di non offendervi, son sicura dell’onesto modo mio di pensare e di agire, e non parlerò. Voi m’insultate, ma pazienza. Un giorno verrete in chiaro della verità, e vi pentirete d’avermi insultata.

Lindoro. Quanto più vi difendete, tanto più mi date adito di dubitare.

Zelinda. Dubitare di me?

Lindoro. Dubitare di voi.

Zelinda. Ingrato.

Lindoro. E non crediate di mettermi in soggezione perchè siete protetta dal padrone di questa casa... (scaldandosi)