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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/92



serrao el balcon in tei muso. Lucietta no voi più Titta Nane. Le cria che le s’averze (a), e ho paura che le se voggia tornar a dare.

Titta Nane. Sangue de diana! Com’èia? Sangue de diana! (parte)

Toni. Veggio andar a defendere mia muggiere. (parte)

Beppo. Se daremo, se daremo, faremo custion, se daremo. (parte) VlCENZO. Fermève, fermève; no stè a precipitare. (parte)

Toffolo. Che i lassa stare Checca, oe! che i la lassa stare, (parte)

Isidoro. Sieu maledetti, sieu maledetti, sieu maledetti! (parte)

SCENA XVI.

Strada con case, come altre volte. Lucietta e Orsetta alle finestre delle loro case, donna PASQUA di dentro.

Lucietta. Coss’è? No ti voi più mio fradelo? No ti xe gnanca degna d’averlo.

Orsetta. Oh! ghe vuol puoco a trovare de meggio.

Lucietta. Chi troverastu?

Orsetta. Rulo (5).

Lucietta. Che mancherave puoco che no te fasse la rima.

Orsetta. No se salo, che ti xe una sbocca (e)!

Lucietta. Sì, se fusse co fa ti(J).

Orsetta. Tasi sa, che son una putta da ben.

Lucietta. Se tale ti fussi, tale ti operaressi.

Orsetta. Via, sussurante. Lucietta Catta baruffe (e).

Pasqua. Lucietta, vien drento, Lucietta. (di dentro, chiamandola forte)

Lucietta. Ti gh’anderà via ve’ de sta contrà (/).

Orsetta. Chi?

Lucietta. Ti. (a) Gridano a crepare, (i) Termine di disprezzo, che non significa niente, (e) Sboccata. ( d) Come sei tu. (e) Catta, cioè trova; e qui vuol dire donna che ama le baruSe, e le cagiona. (/) Di questa strada.