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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/583



di Pandolfo. Tenterà di nuovamente sedurmi. No, non le riu- scirà. Ingrata! non posso ancora mirarla senza passione). (osservando Doraìice che si crvanza modeslamenle)

Fontene. (Via, via, fatevi animo. Sono qui io in vostro aiuto) O. (piano a Doraìice)

Anselmo. Venite avanti, di che cosa temete? (alle due donne)

Roberto. E bene, signore, chi è che mi domanda? (a monsitur) Traversen, con sdegno.

Traversen. Ecco lì madame Fontene, che vi desiderava (2). (a Roberto)

Fontene. Scusatemi: sono io, signore, che desiderando d’illumi- narvi (^\...)

Anselmo. Scusino, di grazia. Se hanno degli interessi loro parti- colari e’), si servino dove vogliono. Vorrei ora terminare i miei. Monsieur la Rose, ecco qui Doraìice mia figlia.... (prence per) mano Doraìice e la presenta a monsieur la Rose.

Roberto. Come, signore! questa è vostra figlia? (ad Anselmo, con) ammirazione.

Anselmo. Sì signore, è questa. ^

Roberto. Non è ella la figlia del signor Pandolfo? Non e la giovane degli affissi? rs • -^

Anselmo. Che domanda! che novità! siete voi diventato (^> cieco?) Dopo gli amori che avete avuto per Lisetta, mi domandate se questa è la giovane degli affissi? Questa è mia figliuola ( K) questa è la sposa di monsieur la Rose.

Roberto. Oimè, che colpo è questo? Muoio, non posso più >.

Doralice. Oh dio, soccorretelo. (trasportata)

Anselmo. Come! che cos’è (^> questo imbroglio?)

Fontene. Ecco scoperto ogni cosa, signori miei. Questi è l amante di Doraìice.,.

Anselmo. Ma come? Parlate (9), non siete voi 1 innamorato di Lisetta? (a Roberto) (I) C...: /n vosfra compagnia. (2) C. s.: che vi desidera. (3) C. s.: che pretende J- illuminarvi. (4) C. ».: Scusino di grazia, se hanno loro degl interessi partrcolar, ecc. (5) C. >.: divenuto. (6) C...: mia figlia Doraìice. (7) C...: smama. (8) C. s.. Come? cos’è ecc. (9) C. ».: Parlate. (Quanti accidenti!) Non siete ecc.