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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/582



Anselmo. E bene, che cosa avete da dirmi? (’) (a Roberto)

Roberto. Vi rendo giustizia, signore.... (^)

Anselmo. Eh! (^) dove va, padron mio? (a monsieur Traversen)

Traversen. Signore, scusatemi. Vi è madame Fontene che mi aspetta.

Anselmo. Bene, bene, vada pure, si accomodi. (Dubitava che) andasse da mia figliuola (’’^). (da sé)

Traversen. (Entra rìeW appartamento ^^\ ’)

Anselmo. E bene, signor Roberto, spicciatevi.

Roberto. Io vi diceva, che vi rendo giustizia per tutto quello che avete avuto la bontà di dirmi sul proposito dell’amor mio. Confesso che ho avuto torto a resistere alle vostre insinuazioni. Ho conosciuto il carattere della persona ^^\ e ne sono amara- mente pentito.

Anselmo. Mi consolo che abbiate finalmente conosciuta (^) la verità, godo che conosciate il vostro carattere onesto e sincero, e prego il cielo vi dia quel bene e quella consolazione che meritate.

Roberto. Lo stesso bene e la stessa consolazione desidero a voi ed alla vostra figliuola ^^\ Ho piacere ch’ella sia la sposa di monsieur la Rose, il di cui buon carattere non potrà renderla che fortunata.

Rose. Voi mi fate onore, vi sono obbligato della vostra bontà.

Anselmo. Orsù, andiamo, monsieur la Rose, con licenza del si- gnor Roberto, (incamminandosi) Ma ecco mia figlia in compa- gnia di madama (’\)

SCENA XVII.

Doralice, madame FontENE, monsieur Traversen e detti.

Roberto. (Ah, monsieur Traversen mi ha ingannato. Vedo la figlia) (1) C. i.: da dirmi, signore? (2) Signore, vi rendo giustizia... (3) C. s.: Ehi. (4) C. s.: figlia. (5) C. s.: Va da Doralice. (6) C. s.: della vostra persona. (7) C. •.: conotciula finalmente ecc. (8) C. ».: figlia. (9) C. 5.: di Madama Fontene.