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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/575



Servitore. Vuole il signor Filippo, o il O signor coionello? (ridendo, e parlando piano)

Lisetta. Ah, siete a parte anche voi del segreto? Servitore, li padrone per sua bontà mi vuol bene, si fida di me, mi ^^^ ammette alla sua confidenza.

Lisetta. Senza burle, e’è in casa?

Servitore. Sì signora, è nella sua camera che sospira.

Lisetta. Andiamolo a ritrovare.

Servitore. E troppo in collera, signora mia.

Lisetta. Andiamo, andiamo, che sarà (^) contento, (parie)

SCENA X.

Il Servitore, poi monsieur Traversen.

Servitore. Vada pure, che già ci sa andare senza di me. Non so che carattere che sia il suo, ora lo ama, ora lo disprezza.

Traversen. Quel giovane. (chiamando il servitore)

Servitore. Mi comandi.

Traversen. Ditemi un poco. Non vi è qui alloggiata una certa giovane italiana, di cui ho letto qualche cosa nei piccoli affissi?

Servitore. Credo di sì, signore, ma io non la conosco precisamente.

Traversen. Saprete bene, se in alcune delle vostre camere vi sia un’italiana.

Servitore. (Mi valere dello strattagemma del mio padrone). Sì signore, ve n’è una in quell’appartamento, (accenna quello di Doralice)

Traversen. Si potrebbe vedere? Le si potrebbe parlare? (^)

Servitore. V. S. può domandare alla porta.

Traversen. Andate voi a far l’imbasciata. (’) Ditele un galantuomo, un francese....

Servitore. La servo subito. (entra da Doralice) (I) e.:: o vuole il ecc. (2) C. ».: e mi. (3) C. ».: lo farò. (4) C. ».: Si potrebbe parlargli? (5) Segue nelle ed.’ cit.: « Serv. Chi io da dite che la domanda? MoD». Trav. Direte un galantuomo eco.