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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/574



Pandolfo. Guarda bene, non mi mettere in qualche altro impegno.

Lisetta. Non vi è dubbio. Fidatevi di me, e non temete.

Pandolfo. Ma dove troverò il signor colonello? In un Parigi come è possibile diO trovarlo?

Lisetta. Cercatelo ai passeggi pubblici, al Palazzo Reale, alle Tuglierie, lo troverete senz’altro.

Pandolfo. Se avrà della premura, ritornerà.

Lisetta. No caro signor padre, fatemi questo piacere, cercatelo, procurate di trovarlo, conducetelo qui più presto che voi potete.

Pandolfo. Come ti è venuta ora dintorno una sì (^) gran premura per il colonello?

Lisetta. Per dimostrarvi la rassegnazione ai vostri voleri, per secondare le vostre buone intenzioni, per darvi una testimo- nianza di obbedienza e rispetto.

Pandolfo. Brava la mia figliuola; son contento, così mi piace. Anderò a cercarlo ora, questa sera, domani, gli farò le vostre O scuse, gli parlerò con maniera. Tutto anderà bene. Sarete la sposa, sarete la colonella. Godrete i frutti della buona condotta di vostro padre. (Gran testa, gran testa ch’è la mia ("’) I) (parie)

SCENA IX.

Lisetta, poi il Servitoe^.

Lisetta. Oh la bella corbelleria che ho fatto, ma bisogna (^^ vedere) di rimediarvi. Sarà difficile che mio padre trovi Filippo da colonello, si sarà forse disfatto degli abiti, e sarà irritato (^) contro di me. E stato bene però, ch’io abbia mandato mio padre fuori di casa. Vuo’ (^) vedere se ci fosse Filippo. Ehi servitori.

Servitore. Signora.

Lisetta. Il padrone è in casa?

Servitore. C è, e non e’è. (riJenJo)

Lisetta. Come, e’è e non e’è? Non vi capisco. (I) e. 1,: come il fa a ecc. (2) C. ».: qutata. (3) C. >.; tue. (4) C. s.: Gran Itila ì la mia. (5) C. i.: che ho falla. Ma bisogna ecc. (6) C. s.: Irato. (7) C. •.: Vo.