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558 ATTO TERZO

Pandolfo. La farò venir qui, se vi contentate.

Anselmo. Fatela venire, come volete. (con indifferenza, e quasi per forza)

Pandolfo. Ho piacer1 che la conosciate. (Manco male che non c’è il colonello). (entra in camera)

SCENA V.
Anselmo, poi Pandolfo e Lisetta.

Anselmo. Ho altro in testa io, che secondar questi pazzi. La figliuola2 sarà del carattere di suo padre.

Pandolfo. Eccola3, signor Anselmo. Ecco la mia figliuola4.

Anselmo. La riverisco devotamente. (a Lisetta)

Lisetta. Serva sua. (ad Anselmo) È questi il signor Anselmo? (con ammirazione5)

Pandolfo. Sì, è desso.

Lisetta. Il signor Anselmo Aretusi? (con ammirazione)

Pandolfo. Per l’appunto.

Anselmo. Perchè fate le6 maraviglie, signora mia? (a Lisetta)

Lisetta. Perchè ho l’onore di conoscere la vostra signora figliuola7.

Anselmo. L’avete veduta? (a Lisetta)

Lisetta. Sì, l’ho8 veduta, e so ch’è innamorata del signor Filippo.9

Pandolfo. La figlia del signor Anselmo è l’innamorata del locandiere?

Anselmo. Come! mia figlia?

Lisetta. Sì signore, vostra figliuola10 fa all’amore a11 Filippo.

Anselmo. (Povero me! cosa sento? Ora capisco la tristezza, la melanconia12 dell’mdegna).

Pandolfo. (Ora intendo perchè Lisetta ha abbandonato Filippo).

Anselmo. (Son fuor di me, non so qual risoluzione mi prenda).

  1. C. s.: piacere.
  2. C. s.: figlia.
  3. C. s.: Ecco.
  4. C. s.: figlia.
  5. C. s.: a Pandolfo.
  6. C. s.: queste.
  7. C. s.: figlia.
  8. C. s.: L’ho.
  9. Segue nelle ed.i cit..: «Ans. Come, mia figlia? ecc.»
  10. C. s.: figlia.
  11. C. s.: con.
  12. C. s.: malinconia.