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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/565



Doralice. Parlatele; ma io non ci vorrei essere presente. Dubito di non potermi contenere.

Anselmo. Eccola qui per r appunto.

Doralice. Mi ritirerò, vi lascierò con lei, se vi contentate. (Incontra madame Fontene, si fanno qualche complimento, e Doralice entra)

SCENA li. (I)

Madame Fontene, ANSELMO, e pof (2) SERVITORE di locanda.

Fontene. Signore, vorrei far recapitare (^) questo viglietto. L’ora è tarda, vorrei levarvi l’incomodo, non ho nessuno che mi accom- pagni, e scrivo alle mie genti che mi mandino la mia carrozza ("’).

Anselmo. Vediamo se vi è nessuno. Ehi servitori, (prende il ciglietto)

Servitore. (5) Son qui, che cosa comanda?

Anselmo. Fate subito recapitar questa lettera. (^) (^à la lettera al servitore)

Servitore. La vuol mandare per la picciola posta?

Fontene. Cercate un uomo che vada subito e torni presto, e quando ritorna, lo pagherò. (al servitore)

Servitore. Sarà servita (^) immediatamente. (^) (parte colla lettera)

Anselmo. Signora, scusate la mia curiosità, che cosa è la picciola posta?

Fontene. La cosa più bella e più comoda che possa darsi per una città grande, popolata, e piena d’affari. Girano a tutte le ore parecchi uomini, con un strumento in mano che fa dello strepito. Se si vuol mandare per la città, o nel distretto, lettere, denari, pacchetti e cose simili, si aspetta che passi, o si fa cercar nel quartiere uno di questi che si chiaman fattori, e con pochissima spesa si possono far molti affari.

Anselmo. Perchè dunque non vi siete ora servita della picciola posta? (I) Nelle ed.i cil. è questa la prima scena del lerzo atto. (2) Ed.’ cit.: poi il. (3) C. »^: vorrei recapitare ecc. (4) C. s.: e icrivo che mi si mandi la carrozza. (5) C. ».: Cosa mi comanda? (6) Nelle ed.i cit. segue: " Serv. Sarà servila ecc. ". 11 resto è saltalo. (7) C. s.: servilo. (8) Dopo di queste parole dice Anselmo nelle ed..’ cit.: "Uoi cerio- melile, madama, conoscete monsieur la Rose? ecc. Tutto l’altro è saltato.