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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/557



dell’onor mio, chiamerei mio padre, e vi farei da esso morti- ficare qual meritate. Bastivi sapere per ora, che al mio genitore sono stata chiesta in isposa, ch’ei mi ha proposto O un marito che ( ) non conosco, che la persona che mi onora nelle mie camere non mi ha permesso di rispondergli, d’interrogarlo, di formar parola. Se mio padre è ingannato, se un temerario ha avuto l’ardire (^) di burlarsi di lui, s’egli è legato, s’egli v’appartiene ^^\ tanto meglio per me. Informerò immediatamente il mio geni- tore. Saprà egli vendicare (^^ l’offesa, sarà giustificata la mia con-) dotta, e si pentirà dell’ardire chiunque ha avuto la temerità d’insultarmi, e di perdermi villanamente il rispetto.

SCENA XVII.

Lisetta, poi Pandolfo.

Lisetta. Si scaldi quanto vuole la signora Aretusi, poco m’im- porta. Io non esamino se ella sia colpevole od innocente: dico bene, che Filippo è un ingrato, un infedele e un ribaldo ^^^: convien dire ch’ei s’innamori di tutte le donne che vengono alla sua locanda. Briccone! quante promesse, quante belle espressioni d’amore, di fedeltà, di costanza! ed io, semplice, gli ho creduto, ed io ho lasciato ogni buon partito per lui. Perchè mettermi a repentaglio di disgustar affatto mio padre? Perchè insistere di volermi in isposa a dispetto suo? Perchè arrivare perfino a darmi ad intendere di volersi fingere un co- lonello, per deludere il fanatismo di mio padre ^^\ e carpirmi con artifizio ed inganno? E ben capace di un’impostura; ma grazie al cielo, l’ho conosciuto in tempo, e non mi lascierò più ingannare.

Pandolfo. E bene, signorina garbata, che dite del bell’onore che fate a voi ed a vostro padre? (1) C. s.: promesso. (2) C. s.: ch’io. (3) C. s.: ha aeulo ardire. (4) C. s.: se egli vi appartiene. (5) C. s.: giustamente vendicare. (6) Segue nelle ed.’ cit.: Altro che voler fingersi colonello ecc. (7) Segue nelle edj cit.: Grazie al cielo V ho conosciuto ecc. PP