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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/556



Doralice. Voi m’insultate, ed io non son fatta per tollerare gì’insulti.

Roberto. So che con una donna dovrei moderare la collera, so che dovrei abbandonarvi senza parlare. Ma sono acciecato dalla passione, da una passione concepita per voi, non so come, e che è maltrattata (’) dalla vostra perfidia....

Doralice. Signore, vi sarebbe pericolo che v’ingannaste? Mi prendereste voi per un’altra?

Roberto. No, no, conosco il vostro carattere; mi è stato dipinto bastantemente, e sono inutili le vostre scuse.

Doralice. Ma è necessario che voi sappiate....

Roberto. Non vo’ saper d’avvantaggio.

Doralice. Che non sono quella altrimenti....

SCENA XVI.

Lisetta e detti.

Lisetta. E bene, signore, che cosa dite voi di Filippo?....

Roberto. Dico ch’egli è un indegno, ch’egli ha innamorato, ch’egli ha sedotto questa signora ^^\ (accennando Doralice) e che se voi aveste riputazione, non soffrireste un oltraggio simile sugli occhi vostri. (parte)

Lisetta. (Ah Filippo briccone! ah perfido, scellerato (^)!)

Doralice. (Me infelice I posso essere più vilipesa di quel ch’io) sono?)

Lisetta. E voi, signora mia, siete venuta da casa del diavolo per tormentarmi?

Doralice. Rispettate in me una fanciulla onesta e civile. La figliuola (’’) di Anselmo Aretusi non soffre di essere insultata da chicchessia.

Lisetta. Se foste onesta e civile....

Doralice. Non vi avanzate più oltre. Se non vi fosse nelle mie camere una francese, a cui vo’ ^^^ nascondere questa novella offesa (I) C. 9.: e che mallrallalo ecc. (2) C. 9.: ch’egli ha sedolla questa fanciulla. (3) C. «.: ah perfido I ah scellerato I (4) C. s.: figlia. (5) C. ».: vuò.