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510 ATTO SECONDO

SCENA XIV.
Roberto, poi Pandolfo.

Roberto. Io non so cosa m’abbia. Sono inquieto, non trovo pace. Mi lusingo per un momento, dispero un momento dopo. Voglio uscirne sicuramente.

Pandolfo. Oh signore, ho piacere di avervi trovato. Siete avvertito che dimani non sarò più qui, ma passerò all’albergo del Sole.

Roberto. E perchè fate voi questo cambiamento?

Pandolfo. Perchè quel birbante di Filippo faceva all’amore colla mia figliuola1.

Roberto. Filippo il locandiere?

Pandolfo. Egli appunto.

Roberto2. Fa all’amore con vostra figlia?

Pandolfo. Con lei precisamente.

Roberto. Ma come? Filippo non è egli maritato?

Pandolfo. È maritato Filippo?

Roberto. Ho parlato io stesso colla3 di lui moglie.

Pandolfo. Ah scellerato! ah indegno! È maritato, e tenta di sedurre ed ingannare4 mia figlia? E quella disgraziata lo soffre, e gli corrisponde?

Roberto. Che? Vostra figlia corrisponde a Filippo?

Pandolfo. Ah sì, pur troppo è la verità, e tanto gli corrisponde, che avendole io parlato di voi, non cura5 di un uomo di merito, come voi siete, ed ha avuto la temerità di dirmi, ch’ella preferisce Filippo.

Roberto. (Oimè! cosa sento? Che colpo è questo per me!)

Pandolfo. Gran disgrazia per un padre, che ha qualche merito, avere una figliuola6 senza cervello.

  1. C. s.: con mia figlia.
  2. Segue nelle ed.i cit.: «Rob. Ma come? Filippo ecc.».
  3. C. s.: alla.
  4. C. s.: e d’ingannare.
  5. C. s.: non si cura.
  6. C. s.: figlia.