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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/523



Doralice. Oh dio! la vostra pietà mi consola.

Roberto. Sarò io degno della vostra grazia, della vostra corri- spondenza?

Doralice. Voi mi mortificate, voi vi prendete spasso di me.

Roberto. Ah no, non fate quest’ingiustizia alla tenerezza di un cuore, ch’è penetrato dal vostro merito e dalle vostre disav- venture.

Doralice. 11 cielo benedica il vostro bel cuore.

Roberto. Parlerò a vostro padre.

Doralice. Compatite la debolezza di un uomo perseguitato dalla fortuna.

Roberto. Sareste (’^ voi disposta ad amarmi?)

Doralice. Suppongo che il vostro amore non potrà essere che virtuoso.

Roberto. Degno di voi, e degno di un uomo d’onore, qual mi professo di essere. Roberto io sono degli Albiccini, negoziante in (^^ Parigi.)

Doralice. Vien gente. Permettetemi ch’io mi ritiri.

Roberto. Non potrei accompagnarvi all’appartamento? Attendere con voi il ritorno di vostro padre?

Doralice. No, se avete di me qualche stima, lasciatemi sola pre- sentemente, ed aspettatelo ^^\ o ritornate, qual più vi aggrada; amo il mio decoro più della (’’^ vita istessa. Signor Roberto, al-) 1 onore di rivedervi, y^s’inchina, e vuol partire verso la sua camera

Roberto. Assicuratevi, che ho concepito per voi della tenerezza, che vorrei potervela far rilevare.... (seguitandola)

Doralice. Non vi affaticate per or d’avvantaggio (^). La vostra bontà mi ha penetrato bastantemente, (con tenerezza; parte ed entra (^^) (I) C. s,: Sarete. (2) C. s.: a. (3) C. s.: o aspettatelo. (4) C. s.: della mia ecc. (5) C. s.: per ora di vantaggio. E segue: « (C/ie cuor gentile I ) Roberto. (Cie) giovane virtuosa I) Doralice. La vostra bontà ecc. ». (6) C. s.: con tenerezza parte.