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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/519



Doralice. (Dalla porta della sua camera, che viene da lei aperta) Ehi della locanda? Camerieri vi è nessuno? O

Roberto. (Oh ecco un’altra donna; sarebbe questa per avven-) tura (^) la giovane degli affissi?)

Doralice. (Questa è una miseria. Non si può avere un servigio.) Pregherò mio padre che non mi lasci più sola).

Roberto. (Farmi di riconoscere ancora in questa dei contrassegni) indicati).

Doralice. Ehi dell’albergo? (chiama forte)

Roberto. Signora, comandate voi qualche cosa? Posso io aver (^) r onor di servirvi?

Doralice. Scusatemi, signore, avrei bisogno di un servitore.

Roberto. Andrò io a chiamarlo, se comandate.

Doralice. Oh no, vi supplico, non v’incommodate per me.

Roberto. Lo farò col maggior piacere del mondo. Ditemi che cosa vi occorre, (’’) darò io i vostri ordini, se vi contentate,

Doralice. Vi ringrazio, signore.

Roberto. Vi supplico instantemente. DoR ALICE. Per dirvi la verità, vorrei che un servitore mi portasse un bicchiere di acqua.

Roberto. Sarete servita immediatamente. (Se è quella, mi pare) che abbia del merito. Mi piace infinitamente (^) ). (parte per la) porta di Filippo ^^K

SCENA XVI.

DoRALicE, poi Roberto, e por Il Servitore della locanda.

Doralice. Mi rincresce infinitamente dover incommodare (^) una persona ch’io (^) non conosco, ma la necessità mi obbliga a pre- valermi della sua gentilezza.

Roberto. Signora, voi sarete tosto servita. (’) ^" ’■’ ^""’"•"^^ ^i è nessuno? (2) C. s.: Sarebbe a sorte questa ecc. (3) C. s.: aver io. (4) Nelle ed.’ cil. vi è il punto interrogativo. (3) C. s.: del merito e mi piace assai. (6) C. s.: va Ja Filippo. (7) C. s.: Mi displace infinitamente inco- madore ecc. (8) C. s.: che.