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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/505



SCENA IV.

Pandolfo e Filippo.

Pandolfo. Oh r impertinente! (’)

Filippo. Eh signore, la gioventù di questo paese ha dello spirito e del sentimento.

Pandolfo. Tanto meglio per loro (2)^ non me n’importa un fico. Voglio andar (^^ a leggere a mia figlia il capitolo della gazzetta ("♦), e prevenirla perchè stia preparata.

Filippo. Voi le darete una mortificazione grandissima.

Pandolfo. Che mortificazione! ella non amerà meglio che di vedersi in istato di scegliere fra cento concorrenti che le ver- ranno d’intorno. Ringrazierà suo padre che pensa a lei, che pensa al suo bene, alla sua fortuna. So quel che faccio, so quel che penso. Ho viaggiato il mondo, ho del talento, ho delle cognizioni bastanti, e voi non sapete far altro che dei cattivi ragù col lardo, e mettere (5) delle droghe nel vino. (entra ("’in camera)

SCENA V.

Filippo, por il Servitore.

Filippo. E veramente un villano; la maniera incivile con cui mi tratta, non mi dà coraggio (^) di domandargli (8) sua figlia (^); son sicuro che mi direbbe di no, e mi obbligherebbe forse a qualche risentimento. Ciò non ostante, non voglio abbandonare l’idea, gli farò parlare da qualcheduno, che forse Io metterà alla ragione. /:i\,-^’^ ’^^"^ ^^■’ "■’■ ’^’’’’ ’°’’»"’° • Jmperlinente I (2) Nelle ed.i cit. e’è il punto fermo. (3) C. ».: andare. (4) C. s.: delle gazzelle. (5) C. s.: de’ cattivi ragù, e rrìeitere ecc. j 11 ’’’c.^"’ ^^^ ^’ ’■• ’^’""^° ^ coraggio. (8) Cosi corregge Ernesto Masi nel voi. II della sua Scella di commedie di C. G., Firenze. 1897. Neil’ed. Zatta leggesi domandarle. nelle ed." cit. dimandargli. (9) Nelle ed.’ cit. terminano qui le parole di Filippo, e segue il iervitore: Signore, sono arrivali ecc.