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IL MATRIMONIO PER CONCORSO 493

SCENA IV.
Pandolfo e Filippo.

Pandolfo. Oh l’impertinente!1

Filippo. Eh signore, la gioventù di questo paese ha dello spirito e del sentimento.

Pandolfo. Tanto meglio per loro2 non me n’importa un fico. Voglio andar3 a leggere a mia figlia il capitolo della gazzetta4, e prevenirla perchè stia preparata.

Filippo. Voi le darete una mortificazione grandissima.

Pandolfo. Che mortificazione! ella non amerà meglio che di vedersi in istato di scegliere fra cento concorrenti che le verranno d’intorno. Ringrazierà suo padre che pensa a lei, che pensa al suo bene, alla sua fortuna. So quel che faccio, so quel che penso. Ho viaggiato il mondo, ho del talento, ho delle cognizioni bastanti, e voi non sapete far altro che dei cattivi ragù col lardo, e mettere5 delle droghe nel vino. (entra6 in camera)

SCENA V.
Filippo, poi il Servitore.

Filippo. È veramente un villano; la maniera incivile con cui mi tratta, non mi dà coraggio7 di domandargli8 sua figlia9; son sicuro che mi direbbe di no, e mi obbligherebbe forse a qualche risentimento. Ciò non ostante, non voglio abbandonare l’idea, gli farò parlare da qualcheduno, che forse lo metterà alla ragione.

  1. Nelle ed.i cit. leggesi soltanto: Impertinente!
  2. Nelle ed.i cit. c’è il punto fermo.
  3. C. s.: andare.
  4. C. s.: delle gazzette.
  5. C. s.: de’ cattivi ragù, e mettere ecc.
  6. C. s.: va.
  7. C. s.: campo e coraggio.
  8. Così corregge Ernesto Masi nel vol. II della sua Scelta di commedie di C. G., Firenze. 1897. Nell’ed. Zatta leggesi domandarle. nelle ed.i cit. dimandargli.
  9. Nelle ed.i cit. terminano qui le parole di Filippo, e segue il servitore: Signore, sono arrivati ecc.